logo
logo

L'acero lacero » Lavorare sull'uomo

 

 

LAVORARE SULL’UOMO 

Cambiamo l’uomo per cambiare il mondo.
Questo è il cuore e la chiave di volta. Il cambiamento del gioco e della attuale conduzione della politica internazionale può avvenire solo se dai popoli nasce una richiesta di riconsiderazione dei principi sui quali si fonda la politica mondiale.
 Tale politica porta oggi alla esaltazione della crescita economica rispetto a quella sociale e culturale, porta allo sfruttamento dei paesi poveri da parte dei paesi ricchi. 
A questa si contrappone già oggi quella delle grandi convention di RIO 1992, Johannesburg 2002, i social forum, volte a riconsiderare il modo di pensare l’alta politica.
E’ un bisogno che nasce dal basso, una richiesta dei popoli, che viene stimolato e diffuso dai movimenti egualitari e parimenti dai movimenti religiosi. Più spiritualità allora diventa più giustizia, più equità, una maggiore possibilità di incidere sulle grandi scelte.
Ma per fare tutto questo c'è bisogno di un uomo diverso.C'è bisogno di costruire un uomo che non abbia dogmi e quindi sia abituato a non farsi indottrinare ma ragioni con la sua testa.
Un uomo che pensi al futuro della umanità come estensione di sé, con l'idea di essere legati al passato e al futuro e che guardi anche gli altri come estensione di sé con l'idea di appartenere ad una unica umanità e che questa si abbellisce dell'individualità dei singoli .
Un uomo che abbia una forte motivazione ambientalista e sociale non sentendosi diverso dalle specie viventi e che abbia un forte senso di responsabilità endogena e convinta e non imposta come un adempimento a una norma.
Un uomo che non fondi la sua ragione di vita sulla accumulazione di ricchezza materiale, sul consumismo o sul successo personale e si ponga in una logica di interessi collettivi e non individuali.
 
Educhiamo bene i giovani.
Per realizzare questo obiettivo bisogna lavorare sui giovani. Bisogna curare bene il passaggio del testimone tra generazioni.
Perché l’umanità cos’è se non una grande staffetta dove generazioni di padri e di figli si passano il testimone della conduzione e della gestione di una società? e la generazione precedente deve preoccuparsi della generazione alla quale fatalmente passa il testimone che non è un pezzo di carta ma un messaggio ben scritto e chiaro.
Bisogna in particolare lavorare sugli obiettivi personali, sui principi, sugli atteggiamenti, e soprattutto sulla consapevolezza individuale.
Alimento della consapevolezza sia la cultura. La scuola deve dare una educazione vera ai giovani, una conoscenza vasta e diffusa. Una scuola qualificata nella trasmissione delle nozioni ma anche nell’insegnamento della capacità di riflettere e pensare e nella individuazione dei valori.
Bisogna ritornare alla consapevolezza e agli ideali. L'assenza di ideali, demonizzati dalla recente posizione culturale dei mass media, non ha diminuito né i conflitti interpersonali, né quelli interreligiosi, ne quelli politici e sociali. Di converso ha lasciato che l'impero del mercato avesse mano libera su una popolazione priva di riferimenti culturali e filosofici forti, sempre più calata nel ruolo di consumatore passivo.
Perché ai giovani bisogna dare il cibo e la forza per correre ma anche la capacità di scegliere la direzione.
 
Favorire la partecipazione.
La percentuale dei votanti alle elezioni politiche nei paesi occidentali è in continuo calare. L'uomo più potente del mondo, il Presidente degli Stati Uniti d'America, viene eletto con percentuali di votanti inferiori al 50%. La sfiducia dei cittadini nella classe politica è notevole. Tutto ciò è segno di un malessere profondo e va rimediato. Forse la democrazia rappresentativa da sola non è più sufficiente per una società più evoluta.
Processi di stimolo e di revisione del processo decisionale della collettività come l'Agenda 21 locale dove le decisioni sul futuro delle comunità vengono stabilite attraverso una maggiore consapevolezza, un maggiore coinvolgimento dei singoli e una migliore esplicitazione degli obiettivi collettivi di medio e lungo periodo, sono sicuramente da diffondere.
Se non contribuisce allo sviluppo corretto della società, l'uomo fallisce il suo scopo
Per tutto questo il peggiore male della società è la disoccupazione. La disoccupazione accoppia la mancanza di autosufficienza economica con l’emarginazione sociale. Bisogna quindi avere particolare compassione per i disoccupati, ed agire per farli uscire da quella condizione disperata. Anche perché in una persona disperata e depressa l’istinto di sopravvivenza individuale è più forte ed estremo e sottovaluta pericolosamente il bisogno di seguire interessi collettivi.
 
 
 
Dovunque andiamo
Dovunque andiamo, facciamo buon uso della nostra sofferenza.
Bisogna imparare dalla nostra sofferenza.
Questo è ciò che ha insegnato il Buddha.
Dovunque andiamo, abbracciamo la nostra sofferenza individuale e
collettiva e guardiamola in profondità. Così potremo fare in modo che
sbocci il fiore del prossimo secolo per la nostra salvezza e per la salvezza
delle future generazioni che sono la nostra continuazione.
Thich Nhath Hanh
 
Pace in sé stessi, pace nel mondo
Gran parte del caos nel mondo si manifesta
perché le persone non apprezzano loro stesse.
Non avendo mai sviluppato comprensione e gentilezza verso loro stesse,
non riescono a sperimentare armonia e pace interiore.
Per questo, ciò che proiettano sugli altri,
è disarmonico e confuso.
Chogyam Trungpa
 
Modificare noi stessi per modificare l'ambiente
Il punto focale del Chan (Zen) è l'introspezione, attraverso la quale ci facciamo una chiara idea di noi stessi, dei nostri punti di forza e di debolezza. E con una intima conoscenza di noi stessi conquistiamo una maggior fiducia in noi stessi. Questa fiducia ci consentirà di interagire con gli altri e con il mondo con più tolleranza e armonia. Coltivare il Ch'an significa modificare noi stessi e non l'ambiente esterno, ma una volta che saremo modificati, anche l'ambiente sarà modificato in modo del tutto naturale e noi saremo in grado di influenzare positivamente tutti coloro con i quali veniamo in contatto.
Sheng-Yen
 
La pace.
La guerra viene generata dall'attaccamento, dall'odio e dall'ignoranza buddhista, cioè dall'io. La pace deve essere soprattutto raggiunta a livello interiore e da questo irradiarsi all'esterno. La pace deve essere praticata quotidianamente. La pace deve maturare nella mente della moltitudine e far apparire stupido chi pratica la guerra. Buddha stesso non riuscì a separare due eserciti che si fronteggiavano.
Xing Wu
print
 
Login

:


Recupera password
Non sei ancora registrato?
Registrati ora!

Freely inspired to Mollio template
Powered by FlatNuX (FlatNuke3)! Valid HTML 4.01! Valid CSS! Get RSS 2.0 Feed
Powered by FlatNuX © 2003-2005| Site Admin: Me| Full Map
Tutti i marchi registrati e i diritti d'autore in questa pagina appartengono ai rispettivi proprietari.
Page generated in 18.4844 seconds.