logo
logo

L'acero lacero » Dove va il mondo?

 

DOVE VA IL MONDO?
 
Per superare la sofferenza non è sempre sufficiente il comportamento individuale.
La sofferenza o il così detto male di vivere hanno una parte soggettiva, che dipende dal modo di vedere le cose, ma anche spesso una parte oggettiva, in cui vengono messi in discussione gli elementi stessi della sopravvivenza.
Vi sono situazioni di forte indigenza, miseria, dovute a sfruttamento, soffocamento del pensiero individuale, induzione di comportamenti non desiderati, per i quali appare necessario da un lato un aiuto organizzato a gruppi di persone bisognose e dall’altro un intervento nel campo sociale e politico. La retta via è agire e non assistere inerti e impassibili.
La compassione è azione, essere parte dell’amore universale è stare in movimento, e quindi fare. Per smuovere grossi massi è necessario il concorso di più persone e così per contrastare grandi processi che portano alla sofferenza diffusa. Per questo l’attività individuale è opportuno che sia accompagnata dall’attività congiunta di persone impegnate.
 
Cerchiamo di capire quali sono i grandi problemi.
 
La filosofia del benessere, il consumismo, la velocità.
Se poteste chiedere ai vostri bisnonni come giudicano questa vita ne direbbero certamente bene. Ma non bisogna ricorrere ai nostri bisnonni. Basta chiedere ai nostri immigrati, che se emigrano è perché nei paesi d'origine si trovano a vivere situazioni di ricerca della sussistenza quotidiana e vivono in situazione di grande povertà.
Il benessere conseguito e il superamento del bisogno materiale non si è accompagnato a una critica razionale, e di slancio si è registrata la affermazione di una voglia di benessere infinito.
Oggetti mai esistiti (automobile, televisione, telefono, telefono cellulare, computer, etc.) sono diventati per alcuni oggetti ritenuti indispensabili.
In campo economico si è registrata la vittoria del liberismo imperante del mercato: il mito dello sviluppo e del PIL, con crescita della forza di sistemi economici sovranazionali.
Il risultato è l'esaltazione di una filosofia materialistica e consumistica dove il valore preminente è il possesso di beni materiali o le manifestazioni di ricchezza.
Il problema generato dal consumismo è la pressione esercitata sulle risorse naturali, sui cicli biologici, sulla salute umana tramite l’inquinamento.
 
Oggi non sentiamo altro che di persone che si lamentano del proprio lavoro e della propria esistenza. Forse è sempre stato così, lo dice anche la Bibbia in cui si infligge ad Adamo la punizione del lavoro, ma è indubbio che l'introduzione delle macchine prima e dei computer oggi ha complicato, anziché semplificare, la vita di tutti noi. L'introduzione di tecnologie in grado di alleviare la fatica, si è tramutata in una ricerca di maggiore utilizzazione del tempo e di una maggiore produttività dei singoli.
E' nato quindi il fattore velocità: tutto va fatto e realizzato in fretta, per stare al passo e accumulare ricchezza, ad un passo che molti non reggono più e il fatto che gli ansiolitici siano i farmaci più venduti sono la dimostrazione che l'uomo ha perso la bussola e i giusti tempi per fare le cose.
 
Il distacco dell’uomo dalla natura.
L'urbanizzazione e la nascita delle megalopoli ma anche semplicemente delle grandi città è stato un fenomeno dirompente di questi anni a livello planetario. Il maggior guadagno promesso dalla città e l'affermarsi di forme di sviluppo economico non legate alla territorialità, ha spostato masse enormi di persone. L'agricoltura e la silvicoltura infatti sono diventate da attività preponderante a fonte di occupazione per meno del 10% della popolazione, mentre sono cresciuti prepotentemente l'industria e più recentemente i servizi. Questo ha staccato l'uomo dalla natura e cioè dal complesso di condizioni biologiche che ne hanno permesso l'esistenza nei 2 milioni di anni che hanno visto nel pianeta la sua esistenza.
Il problema indotto è il distacco dalla conoscenza dei cicli naturali e delle correlazioni tra esseri viventi e materia che sono alla base della stabilità degli ecosistemi che costituiscono, la cui integrità è condizione per la vita. La sottovalutazione di questo fattore è assolutamente pericolosa per la mancata considerazione del bisogno di naturalità, con riferimento sia ai pericolosi inquinanti dell’aria, delle acque e del suolo, sia alla perdita di biodiversità.
 
La crisi della filosofia di vita.
L’ Occidente è caratterizzato oggi da una caduta delle certezze metafisiche e anzi da una demonizzazione delle ideologie, delle quali si vedono più i pericoli derivanti dalla contrapposizioni (guerre di religione) che non una componente fondamentale e necessaria della natura umana.
Non so se si può parlare di crisi del Cristianesimo. Certo è che per molti occidentali appare poco attrattivo. La prova è che percentuali sempre minori di persone sono pronte a definirsi cattoliche senza porre distinguo o se o ma, del tipo ad esempio non credo nel diavolo. Prova è anche la crisi delle vocazioni religiose, nonché la percentuale bassa di persone che pongono il Cristianesimo come fondamento della propria esistenza.
Né il Cristianesimo viene peraltro rimpiazzato da altre teorie filosofiche o religioni.
Assistiamo quindi a una perdita di guida filosofico - religiosa   dei singoli, che si immettono nella autostrada della vita senza sapere dove andare, senza obiettivi certi, lasciandosi così intruppare e travolgere dal materialismo dominante.
 
Le armi di distruzione di massa.
Hiroshima e Nagasaki sono stati una svolta nella storia dell’umanità, oltre l’aver posto fine al secondo conflitto mondiale. Oggi l’uomo dispone di un potenziale distruttivo in grado di annientare tutta la vita sulla terra.ciò non si era mai verificato in 5 miliardi di anni. E inoltre ormai tali armi sono diffuse in un discreto numero di paesi, e la tendenza non può che essere la proliferazione.
 
La tecnocrazia.
A fronte di ciò preoccupa non poco l’onnipotenza della tecnocrazia, principio secondo il quale ogni invenzione, ogni progresso tecnologico viene comunque utilizzato senza o quasi valutazione del suo potenziale di pericolosità. Ciò si applica a tutti i nuovi prodotti chimici che appaiono ogni anno sul mercato sia alle scoperte e alle tecnologie messe a punto per esempio nella genetica. E l’esperienza dimostra che dopo un breve periodo in cui può sussistere un dibattito sociale e politico sulla opportunità di dar corso alla applicazione delle nuove scoperte, alla fine la tecnocrazia ha il sopravvento e tutto viene applicato.
 
Lo squilibrio tra paesi ricchi e paesi poveri.
 Il benessere non ha colpito in maniera equilibrata: oggi prendiamo atto di una maggiore ricchezza per una piccola parte degli uomini, e anche all'interno della stessa civiltà occidentale benestante non possiamo che registrare grandi differenze tra persone che possono permettersi ogni bene materiale e altri che vivono a livello di povertà e degrado.
 
Un mondo in crisi di sostenibilità : un futuro oscuro
Uno sguardo al futuro. Dove sta andando il mondo? Lo stravolgimento dell'ultimo secolo condurrà ad un mondo migliore o a uno peggiore? La risposta è già da anni nei pensieri e negli scritti del mondo scientifico internazionale. Lo sviluppo così come concepito e attuato nel mondo occidentale non è sostenibile. 
Da un lato non è un modello che possa protrarsi all'infinito in quanto consuma più risorse ambientali e energetiche di quante se ne possano ricostituire in natura. Basti pensare al consumo di petrolio, formatosi in milioni di anni e depauperato nel giro di pochi decenni.
Dall'altro non è espandibile ai 5 miliardi di persone che vivono in povertà perché le risorse naturali si esaurirebbero ancor prima.
 
Proviamo a proiettare queste tendenze? Come si prefigura lo scenario del futuro? Quali saranno gli effetti?
La dotazione risorse naturali ed energetiche e della biodiversità causato dallo sfruttamento all'eccesso dei beni naturali (sviluppo dei trasporti, agricoltura intensiva, disboscamento) sarà ridotta e qualitativamente impoverita. L’inquinamento del mondo nel suo complesso, il cui caso più eclatante è l'effetto serra con relativo corredo di danni e di morti, appare difficilmente rimediabile. Salirà l’inquinamento del territorio per fenomeni puntuali in numerosissime zone del pianeta, con picchi nei paesi più poveri che diventano la pattumiera dei paesi ricchi, e l’ inquinamento a distanza (chi ha dimenticato Chernobyl?).
Un ambiente lontano dalla naturalità che ha consentito da circa 2 milioni di anni lo sviluppo della specie umana, potrà diventare la regola e l’abitudine in cui vivere.
La profonda disuguaglianza tra popoli ricchi e poveri, che crea oltre che immigrazione i grandi disastri ecologici in atto nel sud est asiatico così come in Amazzonia causati dall' iper sfruttamento delle risorse naturali, tenderà ad ampliarsi.
 
Ma questa visione non può essere subita.
print
 
Login

:


Recupera password
Non sei ancora registrato?
Registrati ora!

Freely inspired to Mollio template
Powered by FlatNuX (FlatNuke3)! Valid HTML 4.01! Valid CSS! Get RSS 2.0 Feed
Powered by FlatNuX © 2003-2005| Site Admin: Me| Full Map
Tutti i marchi registrati e i diritti d'autore in questa pagina appartengono ai rispettivi proprietari.
Page generated in 17.7556 seconds.