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L'acero lacero » Cambiare il destino

 

 

CAMBIARE IL DESTINO

 

 

Se è vero tutto quanto si è asserito nel capitolo precedente, allora è annullata l’individualità umana? E il cosiddetto libero arbitrio? Hanno un senso le  azioni individuali? Ognuno deve annegarsi negli altri? Essere la rotella di un ingranaggio?

Il karma è modificabile? Si può modificare il proprio apparente destino? Certo!

Una cosa sono i condizionamenti, un’altra la nostra capacità di agire, la nostra individualità, la spinta al cambiamento che in noi è altrettanto innata.

 

Alcuni  esempi per chiarire.

Pensiamo a un individuo come la punta di  un iceberg. Come sappiamo la punta è solo la parte emergente dell’iceberg che sotto è molto più corposa. La parte sommersa corrisponde al retaggio individuale e la parte emersa a ciò che la persona risulta nella sua individualità, sempre in vista e diversa dagli altri.

Pensiamo a un pettine. Ogni dente del pettine è un individuo che porta il suo contributo alla funzione. Tuttavia è sorretto da una base comune, senza la quale non esiste pettine e che se si deteriora, tutto si rovina. La funzione del dente ha peraltro efficacia solo se  unita a quella degli altri denti, mentre da solo non è in grado di espletare la sua funzione.  Peraltro  è anche molto importante che il singolo dente stia bene, sia efficace, anzi che sia sempre più forte.

Pensiamo all'uomo come a un rametto di ciliegio : fa parte di un grande corpo e risponde dei suoi ritmi complessivi ; dà il suo contributo allo sviluppo della pianta; ha una età per fiorire e lasciare semi della sua esistenza, trasmettendo la vita; con le sue foglie contribuisce alla costruzione dei servizi generali della pianta. Ma è proprio lui che contribuisce!

 

In natura tutto ha la propria individualità, che è condizionata dal passato, ma  esiste in noi una molla, un alito vitale personale, una spinta al mutamento che ci fa tendere a modificare la vita. Il DNA di ognuno di noi è comunque differente da quello di ogni altro essere vivente. E ogni DNA tende ad affermarsi e a modificare il mondo per sentirsi a proprio agio.

Possiamo chiamare con un po’ di approssimazione questa molla l’Ego.

L’Ego ci spinge, ci muove e ci fa partecipare al processo vitale. L’Ego ci dà gli obiettivi, i traguardi, che se non riusciamo a raggiungere inducono la sofferenza. Un Ego sano e solido è fondamentale per avviare una ricerca spirituale e per un buon funzionamento del mondo.

Il problema non può essere quello di negare l’ Ego, ma invece da un lato di affermarlo per quello che veramente è, e dall’altro di compatibilizzarlo e armonizzarlo con quello degli altri esseri viventi, umani e non.

 

L’ego deve quindi far perno su alcuni cardini: la morale e le idee.

 

La morale è l’indirizzare l’azione nel giusto verso, in maniera da non ledere gli altri e lo sviluppo della vita nel suo complesso. Il vantaggio competitivo del possedere una morale, un sistema di rapporti sociali codificato e determinato, smorza l’eccesso di egoismo a favore della socialità, e consente all’individuo di muoversi con determinazione nel percorso della vita senza fermarsi a chiedersi se ciò che sta facendo è giusto o meno.

 

Le idee, intese come sistema teorico di riferimento dell’esistenza, sono nell’uomo la logica e la spinta delle sue azioni.  Quale vantaggio danno all’uomo le idee? Rispondere al quesito sulla natura della vita, al problema della morte, superando le ansie e quindi dando serenità. Spesso rafforzano il senso di appartenenza, e quindi educano alla socialità. Spesso vengono usate come tessuto unificante per la affermazione di un popolo su un altro (guerre di religione). A volte (marxismo) come tessuto di riscatto sociale. Sempre, danno un senso di superiorità a chi è convinto fino in fondo, il  che giova alla affermazione tra i membri della stessa comunità.

 

Bisogna di converso porre  attenzione alle idee e prenderle per quelle che sono: le ideologie, il pensiero sono strumenti dell’ego, della affermazione personale e dell’istinto di sopravvivenza.

Questo significa che le nostre idee sono diverse a seconda della nostra età, della nostra condizione sociale e degli obiettivi da raggiungere.

I giovani che nulla possiedono e vogliono avere un pezzo dei beni, sono egualitaristi. Così i poveri. Quelli che ritengono di poter avvantaggiarsi sugli altri sono liberisti perché questo lascia loro maggiore libertà di azione. Quelli che possiedono beni sono conservatori, per non perdere il vantaggio acquisito.

Cosa sono allora  le idee? Sono pensieri e concettualizzazioni funzionali al nostro sistema vitale individuale.  Sono mezzi della affermazione della strategia personale. Anche quando la saggezza  ci indirizza verso l’idea che il soddisfacimento di un bisogno collettivo è più importante del soddisfacimento di una bisogno individuale.

 

 

Chi determina

Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere ma è, al contrario, il loro essere sociale a determinare la loro coscienza.

da Karl Marx

 

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