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L'acero lacero » Conosci te stesso: il Karma

 

 

CONOSCI TE STESSO: IL KARMA 

 
Conoscere è indispensabile per agire. Se non si conosce e non si sanno  soprattutto riconoscere i fondamenti del proprio istinto, del proprio vero essere, anche nei suoi risvolti più negativi, non si potrà mai avere quella visione chiara di sé stessi e della realtà che consente di migliorarla e di migliorare la propria condizione.
 
Gli istinti congeniti
 
Il codice genetico è la base del nostro essere.Ciascuno di noi possiede un codice genetico che ci distingue dagli altri e fa sì che abbiamo la pelle chiara o scura, i capelli lisci o ricci, siamo più o meno alti. Ma oltre alle caratteristiche fisiche il codice influenza il carattere, per cui alcuni di noi sono gioviali o solitari, espansivi o introversi, tendenti all'azione o alla meditazione. Non si può dire quanto la componente genetica determini la nostra esistenza. Lo studio di gemelli omozigoti separati dalle circostanze di vita, dice che l'importanza del codice può essere molto relativa, ma che il fondo naturale della personalità di ogni individuo, la tendenza innata esiste eccome.
 
Le nostre predisposizioni naturali ci sono e non si può vivere in contrasto con esse. Anzi, il nostro vero essere, la nostra vera natura, tende sempre a emergere e se viene soffocata dalle influenze della vita, questo genera frustrazione, infelicità, dolore, sofferenza.
 
Tacere sugli istinti basilari, demonizzarli, vederli come un nemico da combattere, sarebbe non prendere atto della vita cui apparteniamo. Sapere che esistono e riconoscerli per quello che sono e governarli con un superiore stato di coscienza è l’obiettivo che ognuno dovrebbe porsi.
 
Tutti gli esseri viventi sottostanno ad alcuni principi fondamentali che sono alla base della perpetuazione biologica della vita. Riconoscere in voi e negli altri esseri viventi questi principi è essenziale per conseguire la meta della piena consapevolezza.
 
Il principio di sopravvivenza.
La difesa della propria vita e delle premesse per la sua salvaguardia è ovviamente l’istinto base (se non ci fosse non saremmo forse tutti già morti?). Nel quotidiano, è strettamente connesso con la disponibilità di cibo e di acqua. Correlata è la ricerca della sicurezza, connessa con il mantenimento della propria vita e la salvaguardia della propria prole. 
 
La sopravvivenza della propria specie.
La sopravvivenza oltre la morte del proprio corredo genetico è un altro principio essenziale. Per quanto possa sembrare tipicamente umana l’educazione della prole è una attività tipicamente animale. Le specie più evolute e in particolare i mammiferi svolgono questo fondamentale compito, ineliminabile per la sopravvivenza e senza il quale i cuccioli vanno incontro a sicura morte.
Una derivazione del principio di sopravvivenza è la ricerca del dominio sulle altre specie: ogni specie animale tende a dominare sulle altre, creando uno spazio vitale adeguato. L’ecologia ha dimostrato che per le specie più forti questo è possibile fino al conseguimento di un equilibrio tale da consentire la sopravvivenza di tutte le componenti della catena alimentare. La rottura di questo equilibrio porta a una situazione per cui la specie più forte e in cima alla catena alimentare non ha più cibo, entra in crisi e ridimensiona la sua presenza numerica.
L’uomo è vissuto fino a due secoli fa secondo questo schema. Le civiltà contadine, che hanno costituito la situazione base delle attività umane, hanno sempre avuto rispetto profondo per le condizioni naturali che dovevano assicurare il cibo per tutto l’anno.
 
Assicurarsi uno spazio vitale.
Molti animali usano gli escrementi per marchiare il territorio di vita e di caccia. L’uomo considera come suo territorio la casa in cui vive, e spesso anche il proprio posto di lavoro.La mancanza di uno spazio vitale proprio, dove un essere umano può sentirsi in pieno nel suo dominio, porta infelicità e sofferenza.
 
L’aumento dello spazio vitale, la ricerca del benessere. Correlato all’istinto di sopravvivenza e alla tendenza ad assicurare successo alla propria prole è l’istinto dell'espansione. La storia dell’umanità ci insegna che l’uomo è sempre stato socialmente cannibale. La lotta per il dominio di territori ha fatto la storia, che è un lungo snocciolamento di guerre tra greci e persiani, tra romani e cartaginesi, tra barbari e romani, tra inglesi e francesi, fino alla seconda guerra mondiale e alle molte guerre odierne in diverse parti del mondo. Nella attuazione di questo istinto l’uomo si è veramente distinto tra le specie animali più feroci.
 
L’applicazione alla vita sociale di questa tendenza è la competizione intra specifica : la ricerca del successo. La competizione all’interno della stessa società nell’ambito della stessa specie è assolutamente normale nel mondo animale. La competizione tra i maschi per l’accoppiamento per conseguire il successo genetico è nota e ben documentata.
Nell’uomo questo istinto è presente con varie manifestazioni, che se nei giovani assumono forme più tradizionali, passata l’età degli amori giovanili prende la forma della ricerca del successo e della ricchezza individuale
 
Tutte i principi evidenziati finora sono alla fine riconducibili ad un assunto fondamentale: il nostro EGO non solo esiste, ma tende ad affermarsi, perché l’input inconscio è: porta avanti il tuo corredo genetico, perché la specie migliore sopravvive, e sopravvivono all’interno della specie i soggetti più forti, o intelligenti o adattabili.
 
La tensione verso: l’uomo costruttore.
 Guardiamo un gruppo di api realizzare il proprio alveare, le formiche costruire il formicaio. Anche l’uomo è un essere fondamentalmente realizzatore. Negli ultimi secoli della sua storia lunga 2 milioni di anni ha coltivato i campi, ha costruito città, industrie, macchine. L’uomo è un costruttore nato, teniamone conto.
 
L’intensità con cui l’uomo costruisce e vive è la vitalità.
Ci sono persone sempre attive, dei veri moti perpetui e altre più lente, pigre. La vitalità è un fatto genetico. Non demonizziamo le persone tendenzialmente tranquille e abbiamo comprensione per la frenesia a volte esagerata che caratterizza altre persone. Tutte agiscono in base ai giri del loro motore, alla necessità che hanno di far girare il loro organismo ad un certo livello, come i roditori che hanno bisogno di rosicchiare per tenere i denti sempre efficienti. Ognuno ha un proprio ritmo.
 
In definitiva in noi è innata la ricerca di condizioni migliori di vita: più cibo e più sicurezza per garantirsi la sopravvivenza, più felicità perché contrasta la depressione, più amore per generare la vita, più creatività per combattere la prevedibilità dei comportamenti.
 
 
I condizionamenti educativi e sociali
 
L'importanza della mamma.La mamma, intesa sia come persona fisica sia come ambito familiare ha sempre una importanza determinante. Tra mamma e bambino, nei primi mesi e anni della vita, che sono i più formativi, si intesse una rete di relazioni e un condizionamento forte a diventare come la famiglia vuole. Gli psicologi dicono che sono i primi 10 anni di vita a influenzare maggiormente il futuro di una persona. Il nostro imprinting genetico che determina le inclinazioni naturali è spesso soffocato o imprigionato e trattenuto dai condizionamenti educativi e sociali o dalla storia subita nella nostra esperienza di vita. E spesso si genera un contrasto inconciliabile tra il nostro essere naturale e spontaneo determinato alla nascita e il complesso delle volontà esterne. Questa volontà e condizionamento che i genitori applicano con maggiore pressione sui primogeniti, influenza grandemente la nostra esistenza e quando c'è troppa distanza tra la tendenza naturale e i condizionamenti familiari si instaurano vere e proprie patologie nervose.
 
Il contesto sociale e temporale  hanno una grande rilevanza. Nascere Lord o nascere in una favela non è proprio la stessa cosa. Vivere in ambienti diversi, non necessariamente solo più ricchi o più poveri, rende diverse le persone, che si sviluppano in maniera differente.Può poi sembrare una banalità, ma nascere oggi o al tempo degli antichi romani, non può che comportare vite diverse. Ma la vita di una persona è comunque un continuo apprendimento e condizionamento e la nostra vita, attraverso le esperienze fatte e le situazioni subite, ci induce spesso a mutare opinione, atteggiamento, stile di vita.
 
Infine la fortuna. Ogni persona vedendo a ritroso ilproprio passato, non può che ritenere come la propria vita sarebbe stata diversa e come ognuno sarebbe diverso, se avesse incontrato un altro partner, se avesse o non avesse avuto figli, se facesse un lavoro diverso, se avesse vinto la lotteria, e chissà quante variabili ancora.
 
Gli esseri viventi non spuntano quindi come funghi nel bosco. Ognuno è determinato dalla storia, dalla evoluzione della sua specie nel tempo, come dalla storia della sua specie nelle ultime migliaia di anni, così come dalla vita dei nonni e dei genitori, così come dalla sua educazione da giovane. Non si può prescindere da questo e la propria storia costituisce un pesante condizionamento. E’ ciò che i buddisti chiamano il KARMA.
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