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L'acero lacero » Il male di vivere e la felicitÓ

 

IL MALE DI VIVERE E LA FELICITA

 

 

La sofferenza è l’ordinaria condizione di vita, oggi come dalla nascita dell’uomo e del primo essere vivente. La sofferenza (leggasi anche insoddisfazione, dolore, male di vivere e quanti altri sostantivi similari) affligge ogni essere umano indipendentemente dalla sua condizione economica e sociale. Se è un fenomeno così esteso non può che avere una ragion d’essere positiva.

La chiave di lettura in base alle strategie della vita è che la sofferenza,  così come l’amore, è uno stimolo a fare, ad uscire da una situazione negativa già in atto. Come il dolore fisico ci segnala un malessere del nostro corpo sul quale dobbiamo agire, pensiamo ad una ferita da curare, la sofferenza ci segnala un malessere della nostra mente, della nostra vita in senso lato e ci stimola a intervenire.

Nessuno di noi ama soffrire e bisogna fare in modo che la sofferenza, come il dolore fisico, si manifesti il meno possibile.

 

La prima azione contro la sofferenza è capirla e accettarla per quello che è: un sintomo di disagio. Se ci abituiamo a considerarla come un segnale positivo, se ci abituiamo a far sì che non ci avvolga totalmente ma rimanga un oggetto esterno a noi, come il termometro che misura la febbre, siamo già a buon punto.

 

La seconda azione è capire le cause della sofferenza.

Ancora oggi  le principali cause della sofferenza  indicate dal Buddha sono di grande attualità. Buddha indicò quali cause della sofferenza l’avidità, l’odio e l’ignoranza. L’avidità è l’esasperazione della vitalità e della strategia dell’individualismo, della voglia di avere e di essere. L’odio è la patologia dell’ordinario confronto tra esseri viventi per la sopravvivenza. Quando si parla di ignoranza non ci si riferisce al livello culturale ma al non aver compreso che l’individualità egocentrica separata, cioè la separatezza tra noi e gli altri esseri, in base alla quale spesso ci identifichiamo,  è un grande inganno.

 

A queste possiamo aggiungere altre  cause di sofferenza:

-         tutte le situazioni di allontanamento dall’unicum, quali la distonia tra noi e gli altri (solitudine, isolamento, segregazione razziale, non integrazione, condizione non lavorativa, rottura della famiglia, licenziamento etc) e  la distonia tra mente e corpo (fobie, vecchiaia, etc)

-         tutte le situazioni di pericolo personale,  e dei propri cari

-         tutte le situazioni di minaccia al nostro spazio vitale, compreso lo status sociale a cui pensiamo di appartenere

-         la mancanza di amore quale segno di non adesione all’amore universale

-         la distonia del buon futuro, quale vedere che il mondo va in una direzione sbagliata rispetto a quella che si ritiene giusta e opportuna.

 

Se l’ istinto basale di ogni essere vivente è la positività, il fare qualcosa per la vita, l’esprimere se stesso, allora la sofferenza nasce dagli ostacoli che impediscono di realizzarsi o di fare. Se siamo infelici, può darsi che nella nostra vita non ci sia abbastanza amore, o troppo egoismo, o cattivi rapporti con gli altri, o scarsa consapevolezza, o che non guidiamo la nostra vita (libertà), o non abbiamo scoperto o non possiamo esprimere noi stessi, o siamo frustrati sul lavoro.

 

Prendiamo atto che la sofferenza c’è, ed è un fatto normale. Allora saremo a buon punto per cominciare a superarla. Le cause sono individuabili e le soluzioni per attenuarla anche.

 

E poi la mitica felicità. Ogni persona cerca la felicità quale somma aspirazione e desiderio. Ma fermiamoci a pensare. Quante volte abbiamo provato la felicità e quanto è durata? Cosa ci ha dato felicità?  Basta poco per avere chiaro che la condizione normale dell'essere umano non è la felicità, ma semmai la sua ricerca. La condizione normale è purtroppo, la sofferenza, l'insoddisfazione.

E tuttavia è possibile  vivere una condizione di soddisfazione e di grazia. Nel profondo di ognuno c'è un bene grande, la vita, l'amore universale, che è sempre in noi e costituisce la nostra vera natura. L'importante è tirarlo fuori, farlo emergere.

 Quando la nostra vera natura si rivela, quando si vive in sintonia con il nostro io più profondo, quando si riesce a rimuovere la incrostazioni che lo soffocano, quando le inutili ambizioni vengono intuite come tali, allora si vive in beatitudine, in pace con se stessi e con gli altri. Quando il desiderio sparisce la felicità appare.

Ed emerge l'amore universale, quello che rende piacevole la nostra compagnia a chi ci circonda e rende piacevole la compagnia degli altri e tutto ciò che facciamo.

Cosa bisogna fare per essere felici? Niente. E' fuorviante cercare la felicità nel denaro, nella carriera o nei viaggi. Basta guardare dentro di sé, scoprire noi stessi, stare in pace, lasciando andare i pensieri e la felicità arriva da sola, senza sforzo alcuno.

 

 

Vivere pienamente

Per vivere pienamente la propria vita, bisogna viverla ogni giorno secondo il dharma con spirito compassionevole, di benevolenza, di aiuto verso gli altri e attivamente nelle proprie attività.

Xing Wu

 

Abbracciare l’oscurità

La sofferenza ci apre magicamente la profondità di quello che veramente siamo.

L’illuminazione avviene quando abbracciamo la nostra oscurità allo stesso modo. Realizziamo che la nostra realtà umana ci sarà sempre, che la sofferenza è parte integrante della vita umana. Soffriamo sia consciamente che inconsciamente. Realizziamo che la libertà che avevamo pensato di trovare nella beatitudine e gioia del picco dell’Illuminazione, non è affatto la vera libertà. E’ più profonda. Significa accettare veramente quello che E’.

Rami

 

Adesso è mattina

La felicità è un sogno vano, e adesso è mattina. Mi posso svegliare in compagnia dell'infelicità, di ciò che è veramente sotto il sole in questo momento. Ma ora vedo quanto della mia infelicità viene dal cercare di essere felice; sono in grado di vedere  che il cercare è infelicità. Finalmente sono qui e ora. Finalmente sono quello che sono. Non pretendo nulla, sono a mio agio. Sono infelice, e allora? Ma è questo ciò da cui scappo? E' davvero infelicità?

Michael Adam

 

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