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Area Naturale Aiuoe » Frutti antichi in Valle Scrivia

 

Frutta antica in Valle Scrivia

 

Da una ricerca di Maria Teresa Caprile e Stefania Notarnicola 

La ricerca di terreno si è svolta tra maggio 2000 e febbraio 2001, e ha coperto le località comprese nei comuni di Crocefieschi, Montoggio, Valbrevenna e Vobbia.
La ricerca ha fatto ricorso a interlocutori capaci di fornire informazioni anche sulle pratiche meno diffuse od ormai scomparse nell'area indagata: solo otto testimoni hanno infatti meno di quarant'anni.
Infine, il gruppo di testimoni utilizzato nello studio, rappresenta, in modo equilibrato, sia il mondo femminile che quello maschile.  

Le specie più rappresentate sono quelle arboree: stupisce la varietà di cultivar presenti sul territorio investigato.
Si evidenzia che la Valle Scrivia in passato basava la sua attività agricola sulla coltivazione frutticola ed in particolare quella delle mele.
"Tempo di mele, tempo di castagne, tempo di carbone". Questa frase detta da Ugo Rebosio (Crosi, Valbrevenna) per affermare i periodi in cui maggiormente venivano utilizzati i sentieri, evidenzia anche le principali attività economiche che caratterizzavano la valle: la produzione di mele, di castagne e di carbone.

A testimonianza di ciò, nell'ambito dello studio per il Conservatorio delle Cucine Mediterranee, si sono individuate molte delle varietà che un tempo caratterizzavano il paesaggio agrario.
La regina delle mele è la Teresa, la renetta per eccellenza, seguita dalla Cabelotta, dalla Battagliona, dalla Carla e dalla mela di Milano.
Si riporta in modo sintetico la descrizione delle mele individuate sul territorio indagato.

 

Cultivar di mela

Nome cultivar
(nome vernacolare)

Descrizione

Teresa

Mela appiattita, di colore giallino pallido e mascherina rosso aranciato sul lato in cui è esposta al sole, con leggera rugginosità. Dolce ed aromatica, è la renetta per eccellenza.

Carla

Mela di forma rotonteggiante (tronco conica corta), di medie dimensioni e di colore dominante giallo -verde con maschera rossa.

di Milan

Dimensioni medio grosse, hanno le maschere rosse. Dolce succosa, si vendevano per il consumo fresco.

Cannellinn-a

dolci, piccole forma allungata, Di colore giallo pallido. Polpa color crema, tenera e di polpa medio-fine, farinosa.

Battagliunn-a

mela di grandi dimensioni. Maturano a Pasqua (tardi). La polpa è di colore gialla, consistenza tenera. Succose e farinose come le banane. Epicarpo di colore verde. Si facevano maturare sulla paglia. Si raccoglievano dalla pianta dopo i santi e si ponevano sulla paglia in soffitta a maturare. Erano le ultime mele che si raccoglievano. Sono leggermente allungate.

Cabelotta

sono di forma rotonda, con maschera rossa, fanno l'olio, diventano unte. Dolci e non farinose, succose

Gianchetta

bianche, rotonde, non tanto grosse ma gustose

Garbuçinn-a

mela presente in Valbrevenna, utilizzata per il "vin de meia"

Pomella

di media grandezza, dure e sugose e dolci: rosse e verdi.

Selvatica di Casella

abbastanza grosse, buone e presenti da fine aprile a giugno (fine maggio), utilizzate per il "vin de meia"

Setronina

rosse da un lato, dolci e di polpa gialla

La produzione di mele era indirizzata sia per il consumo fresco, raggiungendo il mercato di Genova e del vicino Piemonte, sia per la trasformazione. Le "mele da sacco" quelle cioè di seconda scelta, si vendevano per essere trasformate in "alcool" (forse sidro) da una ditta che si trovava a S. Giulietta in Piemonte (nei pressi di Tortona). Comunque con le mele di seconda scelta gli stessi agricoltori erano soliti preparare surrogati del vino, il "vin de meia" (sidro) e la "vinetta" (con mele e raspi di uva).
Inoltre dal sidro, produceva un ottimo aceto di mele' che a detta di Maria Luisa di Serrato era sicuramente più buono del "vin de meia".
 

Tra le pere spiccano quelle "da inverno", così chiamate perché erano tra le più tardive, e quelle "da estate". Alcuni usavano anche le pere per fare il sidro ed in particolare quelle che chiamano "negrè" (diventano nere nella polpa, quando mature).

Pera

Ciappecuglion

 

 

di S. Sebastiano

 

Damma

 

Da estate

 

Da Inverno

 

dell'Armella

 

Spadona, Spadunn-a

 

du Bertumè

 

di S.Anna

 

Russetta

 

Negrè

 

Kaiser

 

Paradiso

 

Durango

 

Le Arselline e le Franchine sono le prugne maggiormente rappresentative.  

Prugna

Arselinn-a

 

Franchin

 

Erbenn-a

 

E' inoltre da menzionare un vitigno che localmente viene chiamato "nebbio da u peigullo rosso", che era presente sui versanti meglio esposti del territorio, Montoggio e Clavarezza. Purtroppo, viste le condizioni, questo vitigno aveva difficoltà a maturare, non riuscendo a raggiungere una soddisfacente percentuale di zuccheri. Per tale motivo il vino rimaneva aspro e si conservava con difficoltà. Alcuni effettuavano un uvaggio con mosto proveniente dal Piemonte proprio con lo scopo di aumentare il grado zuccherino.
Da un'analisi approssimativa il vitigno definito localmente "nebbio", potrebbe essere un dolcetto che si è selezionato in zona.
 

La crisi del mondo rurale e l'esodo dalle campagne e dalla montagna hanno fatto cadere, in modo praticamente irrimediabile, le funzioni storiche dei castagneti da frutto: ma se ieri prevalevano le funzioni produttive, oggi si potrebbero rivalutare almeno quelle ambientali. Il castagno è utilissimo per combattere i problemi di erosione del suolo, ed essendo una delle piante a più rapido accrescimento, per di più dotato di mole considerevole, si qualifica anche come efficace filtro naturale, come ottimale depuratore dell'aria inquinata, altra croce del nostro tempo.

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