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Arquebuse

 

L’origine del prodotto è indubbiamente francese, più precisamente, dell’area Lionese-Rhone Alpes e risale quantomeno alla fine del ‘700; sembra, inoltre, essere nato in ambito monastico.
Come spesso accade, sul significato del termine esiste più di una spiegazione: veniva usato per curare le ferite di archibugio, oppure, bevuto puro dava la sensazione di ricevere una freccia di archibugio nello stomaco, cosa naturale, data la gradazione alcolica e la completa assenza di zucchero nel prodotto.
Tradizionalmente, la ricetta, comunque variabile a seconda dei produttori, comprende 33 erbe, tra le quali genepì, verbena, menta, salvia, valeriana, iberico, camomilla, limone, arnica, genziana, issopo, tanaceto (in piemontese il tanaceto viene chiamato “erba di Arquibus”).
La gradazione alcolica del prodotto è di 45% vol.
La produzione avveniva in tutto il Piemonte, in particolare nella zona di Carmagnola (Torino).

L'arquebuse (Tanacetum crispum) è un'erba che si trova sia allo stato spontaneo che coltivata, con le foglie grandi, verde scuro e leggermente arricciate.


Ingredienti 

13 foglie di arquebuse e 1 fiore , 1 litro di alcool da liquori a 95 gradi, 700 g. di zucchero, 1 litro di acqua

 

Preparazione

In un contenitore a chiusura ermetica mettere a macerare le foglie di arquebuse in un litro di alcool da liquori per 40 giorni, scuotendo il vaso di tanto in tanto.

Poi preparare uno sciroppo con l'acqua e lo zucchero.

Togliere le foglie dall'alcool spremendole bene, in modo da ricavarne l'essenza, poi mescolare bene l'alcool macerato e lo sciroppo di zucchero freddo.

Filtrare e imbottigliare.

Meglio degustare dopo qualche mese.

E' un ottimo digestivo.

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