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Botanica » Intelligenza vegetale

Un laboratorio per studiare l’intelligenza delle piante

Intervista al direttore del Laboratorio, professor Stefano Mancuso, sull’attività di questo nuovo organismo 

Secondo recenti ricerche condotte da studiosi di Neurobiologia Vegetale le piante sembrano possedere una qualche forma di intelligenza che consente loro non solo di pensare e comunicare, ma anche di risolvere problemi legati soprattutto alla salvaguardia del loro territorio e alla loro incolumità. A studiare questa forma di intelligenza ci pensa in Italia il Laboratorio internazionale di Neurobiologia Vegetale, il primo al mondo specializzato in questo tipo di ricerche.

Capaci di ragionare, comunicare, difendere il proprio territorio”: non parliamo né di uomini né di animali, bensì di piante. Secondo recenti ricerche condotte da studiosi di Neurobiologia Vegetale le piante sembrano possedere una qualche forma di intelligenza che consente loro non solo di pensare e comunicare, ma anche di risolvere problemi legati soprattutto alla salvaguardia del loro territorio e alla loro incolumità.
A studiare questa forma di intelligenza ci pensa in Italia il Laboratorio internazionale di Neurobiologia Vegetale, il primo al mondo specializzato in questo tipo di ricerche. Con il direttore del Laboratorio, il professor Stefano Mancuso della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze, abbiamo discusso di questa recente scoperta e dell’attività di questo nuovo organismo.

Quando e come nasce l’idea di realizzare il primo Laboratorio internazionale di Neurobiologia vegetale?
Le scienze vegetali hanno raggiunto negli ultimi anni molti importanti risultati in molteplici settori. La grande massa di dati ed evidenze accumulate hanno accresciuto considerevolmente la nostra conoscenza della vita delle piante permettendo la nascita di nuovi settori di ricerca. La neurobiologia vegetale rappresenta la più recente delle discipline afferenti alla scienza delle piante.
Nel maggio 2005 nell’ambito del First Symposium on Plant Neurobiology tenutosi a Firenze, presso l’Accademia dei Georgofili, numerose delle affascinanti ricerche che fanno capo a questa nuova disciplina sono state per la prima volta presentate alla comunità scientifica. Grazie a questo congresso internazionale la dizione di Neurobiologia vegetale ha iniziato a diffondersi non solo nella ristretta comunità scientifica degli studiosi di piante, ma anche a livello più generale fra la popolazione, a dimostrazione di un interesse diffuso per l’argomento. L’accoglienza riservata a questa nuova disciplina in ambito scientifico si è concretizzata recentemente con la creazione a Firenze, grazie al generoso contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, del Linv (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale). Sulla scorta dell’esempio del Linv, molti laboratori nel mondo hanno avviato importanti studi su argomenti di neurobiologia vegetale; la neonata Society for Plant Neurobiology conta sempre più membri provenienti dalla più prestigiose istituzioni scientifiche internazionali; un nuovo giornale, Plant Signaling and Behavior, edito negli Usa è completamente dedicato alla neurobiologia delle piante; e per finire, un Second Symposium on Plant Neurobiology si è tenuto nel maggio 2006 a Pechino, ospite dell’Accademia delle Scienze di Cina
”.

Quali saranno le principali attività di quest’organismo?
Presso il Linv lavorano 11 giovani ricercatori provenienti oltre che dall’Italia anche da altri Paesi europei. Grazie al Linv due ricercatori italiani che lavoravano in Canada sono rientrati. Da questo punto di vista, l’attrazione che il Linv sta esercitando sui ricercatori stranieri rappresenta una netta inversione di tendenza rispetto al normale panorama della ricerca italiana. Al momento, le attività più importanti riguardano lo studio di numerosi neurotrasmettitori nella fisiologia della pianta e di alcune proteine coinvolte nella trasmissione dei segnali”.

Una delle scoperte più sorprendenti fatte dal Laboratorio è quella relativa all’intelligenza delle piante. In che modo si è arrivati a dimostrare che le piante possiedono una loro specifica forma di razionalità e di linguaggio e che riescono a comunicare tra loro?
Non è corretto dire che si deve al Linv la scoperta che le piante sono esseri intelligenti, tanto meno che esse siano in grado di comunicare fra di loro. In realtà la comunicazione fra piante o fra piante e altri organismi è stata studiata da almeno un secolo e nel mondo vi sono centinaia di ottimi laboratori che lavorano in questo campo. Per l’intelligenza delle piante la storia è un po’ diversa, la letteratura scientifica, specialmente anglosassone, è ricca di spunti in questo senso, tuttavia la dizione di “intelligenza” applicata alle piante è più una questione filosofica che scientifica. La mia opinione è che qualsiasi essere vivente “superiore” debba possedere una qualche forma di intelligenza che lo aiuti nel superare i problemi legati alla sopravvivenza. La vera scoperta dei ricercatori del Linv è legata alla individuazione di una regione dell’apice radicale, chiamata zona di transizione, che sembra possedere tutti i requisiti per essere considerata una zona simil-neurale”.

E’ vero che considerazioni sull’intelligenza delle piante si ritrovano in scritti di Aristotele e di Darwin. Su cosa si basavano allora queste considerazioni?
Nel 1880, Charles Darwin, assistito da suo figlio Francis, pubblicava un libro fondamentale per lo studio della fisiologia vegetale, si tratta del famoso The power of movement in plants. Nelle ultime pagine del capitolo finale Darwin riflette sulle sorprendenti caratteristiche dell’apice radicale: non è una esagerazione dire che la punta delle radici, avendo il potere di dirigere i movimenti delle parti adiacenti, agisce come il cervello di un animale inferiore; il cervello essendo situato nella parte anteriore del corpo riceve impressioni dagli organi di senso e dirige i diversi movimenti della radice. Charles Darwin era sempre stato affascinato dalle caratteristiche dell’apice radicale. Nella sua autobiografia (1888) scrive di sentire uno speciale piacere nel mostrare quanti e come mirabilmente ben adattati siano i movimenti posseduti dall’apice della radice. Quello che impressionava maggiormente Darwin era l’abilità delle radici nel 1) percepire contemporaneamente molteplici stimoli ambientali, 2) essere in grado di prendere una decisione e 3) muoversi in funzione di questa. Darwin espose le radici a numerosi stimoli, quali fra gli altri la gravità, la luce, l’umidità, il tocco e si accorse che due o più stimoli applicati contemporaneamente potevano essere distinti dagli apici radicali e che la risposta a questi stimoli era tale da presupporre che la radice fosse in grado di distinguere fra i diversi stimoli e giudicare quale fosse più importante ai fini della sopravvivenza dell’intera pianta. Solo recentemente si sono ottenute prove sperimentali che confermassero queste intuizioni di Darwin. A più di cento anni dalla originaria intuizione di Darwin, la presenza di una speciale zona sensoria e di calcolo posta nell’apice radicale è ormai un dato certo, e per il lettore che volesse approfondire l’argomento suggerisco la lettura del libro recentemente edito dalla Springer “Plant Communication – Neural aspect of plant life” (Baluska, Mancuso e Volkmann, 2006), che tratta diffusamente dell’argomento”.

Quali applicazioni pratiche potranno avere le sperimentazioni che state conducendo?
Spero numerose. Dalla comprensione su come funzionano veramente le piante a ricadute in campi apparentemente distanti come, per esempio, nella robotica con la costruzione dei primi robot ispirati al mondo vegetale, i cosiddetti “plantoidi” su cui stiamo lavorando. Ma il risultato più importante sarebbe far crescere nelle persone la consapevolezza che le piante sono esseri viventi estremamente complessi da cui dipende la vita sulla Terra. Si stima che noi conosciamo soltanto il 5-10 % delle specie vegetali presenti sul pianeta e da queste traiamo il 95% di tutti i principi medicinali utilizzati dall’uomo. Ogni anno migliaia di specie di cui non sappiamo assolutamente nulla si estinguono, portando con se chissà quali regali per l’umanità che non conosceremo mai. Spesso paragono il mondo delle piante a un enorme regalo fatto all’uomo, che noi gettiamo via senza nemmeno averlo scartato. Ecco, forse sapere che le piante ragionano, sentono, comunicano potrà farcele sentire più vicine e magari proteggerle con più efficacia”.

Il Laboratorio si avvale per le sue ricerche di altri enti o istituti di ricerca?
Il Linv, pur essendo situato fisicamente presso il Polo Scientifico dell’Università di Firenze opera in stretta connessione con numerosi laboratori internazionali. Dall’Università di Bonn con la quale condividiamo quasi tutte le ricerche attualmente in corso, a numerose altre università e centri di ricerca europei

di Rosa D'Ancona  (2008)

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