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Appunti per la decrescita felice

A cura di Enzo Parisi

Aggiornato  27\06\09

 

Cos’è la decrescita felice?  E quali sono gli obiettivi generali del movimento ?

E soprattutto: In cosa si distingue il Movimento da altre Associazioni?

 

Possiamo così sintetizzare:

  • Per capire cosa è la decrescita bisogna focalizzare cosa è la crescita: un approccio culturale nato con il capitalismo dell’era industriale che mira a  produrre e consumare beni materiali, confondendo le merci con i beni, senza guardare a tre componenti: i limiti delle risorse, l’inquinamento ambientale, la distribuzione della ricchezza. Chi aderisce al Movimento ritiene l’imprescindibilita’ della decrescita economica per l’interesse collettivo del pianeta, e la realizzazione di un nuovo modello economico mondiale con asservimento dell’economia a fini sociali e ambientali. Solo la decrescita può infatti consentire:

 

  • La riduzione della pressione antropica sul pianeta con l’instaurarsi di un nuovo rapporto tra l’uomo e l’ambiente non predatorio ma di armonia
  • Porre fine all’abbruttimento umano nella veste di consumatore, con l’obiettivo di un nuovo Rinascimento dell’umanità. Solo senza l’affanno della produzione e del consumo infatti l’uomo ha la possibilità di elevarsi culturalmente e spiritualmente.
  • Contenere l’uso delle risorse materiali a quelle rinnovabili
  • Por fine allo sfruttamento di popolazioni a vantaggio di altre

 

Un pescatore sta al sole sulla sabbia della spiaggia.

Un avventore lo incontra e gli dice: perché invece di oziare non vai a pescare più pesci? Potresti così avere i soldi per ampliare la tua casa, avresti una barca più grande e più marinai che lavorano per te e alla fine goderti in pace i frutti del tuo lavoro. Il pescatore: e io cosa sto facendo?

 

Per comprendere i motivi bisogna partire da una analisi della realtà.

 

A)    LE ANALISI

 

ANALISI AMBIENTALE

L’analisi che ormai tutti fanno è che la crescita e lo sviluppo per come si sono intesi finora, con il consumismo al centro del sistema economico ha portato a importanti problemi

  • Esaurimento delle fonti di energia e delle risorse del suolo
  • Un mondo inquinato (non solo terra ma acque dolci mari e oceani)
  • L’effetto serra
  • Più rifiuti e problemi connessi con la loro gestione
  • Perdita della biodiversità
  • Problemi alla salute umana
  • 4 indicatori prioritari: l’impronta ecologica 2,2 versus 1,8 , l’aumento di CO2 in atmosfera 385 ppm, la riduzione della biodiversità 1686 specie monitorate – 30% dal 1970 al 2005, il livello di inquinamento delle matrici ambientali (acque, mari, suolo, aria)

 

ANALISI ECONOMICO SOCIALE

Il movimento attribuisce alla crescita economica selvaggia, senza regole, all’economia padrona persino degli stati nazionali, e all’obiettivo della crescita continua come paradigma dell’economia  la responsabilità di aver creato la situazione che stiamo vivendo:

Questa opinione peraltro sta diventando maggioritaria nel mondo.

Un modo che è caratterizzato da:

  • Ingiustizia, Aumento della depredazione dei paesi poveri
  • Squilibrio nella distribuzione delle risorse all’interno delle singole nazioni
  • Inquinamento delle coscienze (valore esasperato al benessere, perdita dei valori spirituali e di solidarietà),
  • Inquinamento del lavoro (competitività esasperata, mito del lavoro)
  • Inquinamento della politica (arrivismo, individualismo, peso preponderante dell’economia)

 

Inaccettabile lo squilibrio mondiale

  • la concentrazione di risorse in mano di pochi
  • la povertà assoluta di miliardi di persone
  • 35.000 bambini che muoiono di povertà ogni giorno

Oggi il mondo occidentale è una vacca grassa che vive in un recinto. Sta finendo tutta l’erba, anche quella degli altri e non lasciando che produca semi no dà la possibilità di rigenerazione. Ma perché si è comportata così?

  • Perché qualcuno, l’allevatore glielo ha detto, e perché glielo ha detto? Per guadagnarci!
  • Perché non si rende conto di quello che fa

 

LA CRISI ECONOMICA ATTUALE.

 

La filosofia della decrescita ha avuto presa e avvio in un clima di sviluppo economico travolgente. Non poteva essere che così. Più è forte lo sviluppo più si sente il bisogno di un contraltare, di un controllo.

Ricordiamo che fino alla metà del 2008 era bandito dalla cultura dominante chi aveva remore sulla globalizzazione, sulla crescita dei consumi, sul fatto che India e Cina fossero mercati emergenti. L’economia finanziaria era in grande espansione, nessuno osava mettere in discussione la solidità del sistema bancario e del commercio.

Il 2008 è stato l’anno culmine della finanza allegra e della concessione di mutui facili.

Il 2008 è stato anche l’anno della bolla speculativa su petrolio e generi alimentari.

Lo scenario iniziale del movimento è totalmente cambiato. 

Ora è tempo di crisi

  • Sistema bancario mondiale  invece di selezionare buoni impieghi, le banche si sono messe a giocare alla roulette, scommettendo sull'aumento dei prezzi delle azioni e delle case, oppure prestando in misura imprudente a privati che scommettevano allo stesso modo senza margini adeguati di capitale. Non può stupire che, appena i prezzi azionari e delle case hanno accennato a flettere, i depositanti spaventati hanno cercato di ritirare i propri depositi, avviando la crisi bancaria. (sole24ore 12 5 09)
  • Sistema produttivo in frenata PIL Italia  – 5 %
  • Dramma disoccupazione già in atto

 

 

Sachs. Ci sono, dice, quattro modi di affrontare il problema della scarsità ecologica.

Il primo e quello privatistico. Quando si prevedono condizioni eccezionali di scarsità alimentare, ogni famiglia cerca di far provviste senza curarsi d altro. Allo stesso modo ogni paese può far provvista  delle risorse naturali disponibili senza curarsi delle conseguenze che ne deriveranno per gli altri.

ll secondo modo e quello di forzare 1' offerta: per esempio, cercando petrolio in posti sempre più remoti o carbone in strati sempre più profondi. Si tratta, in pratica, di non riconoscere il problema della scarsità.

La terza risposta e quella dell’efficienza. Si utilizzano tecnologie produttive che tendono a minimizzare 1 uso delle risorse, come il risparmio energetico.

La quarta, e più radicale, non investe i mezzi dell’economìa, ma i suoi fini. Ci si impegna a ridurre la domanda, a modificare le nostre aspirazioni, non si esce necessariamente dal regno dell’economia, ma di quell’economia che si è emancipata da un fine superiore per diventare essa stessa un fine. Come dice Serge Latouche - Non si tratta però direi, di   decrescita, ma di a-crescita: di una condizione che gli economisti classici definivano stato stazionario. Che non e affatto uno stato statico, ma una condizione nella quale il progresso si misura non quantitativamente (crescita), ma qualitativamente. Si tratta di sviluppo sostenibile, nel senso che ciò che cresce non e' la quantità di beni, ma la capacità di goderne; non l'avere, ma l'essere; una dimensione non fisica, ma propriamente culturale, che non incide sugli equilibri ecologici. In pratica, è un mix tra le due ultime risposte, quella dell'efficienza e quella della sufficienza, che dovrebbe guidare le politiche di una economia sostenibile.  Al contrario, il capitalismo ha contribuito alla insostenibilità attraverso la dilatazione della finanza.  L'indebitamento, non il risparmio, è diventato il motore di quello che Edward Luttwak ha definito turbocapitalismo. Un capitalismo sfrenato che ha sostituito a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, quello regolato degli anni cinquanta e Sessanta: quello che uno storico non certo sospetto di simpatia per il capitalismo, Eric Hobshawn, aveva definito l'età dell'oro.

La crisi che stiamo attraversando ha dimostrato che questo capitalismo e' insostenibile, la crisi di una economia ipermercatizzata, nella quale il mercato dà segni sballati, sia per quanto riguarda il valore dei titoli rappresentativi della ricchezza, sia per quanto riguarda il valore delle risorse naturali.

 

 

LA SOLUZIONE DELLA CRISI

 

Pallante

Ma la crisi è una opportunità perché si sono anni di follie dovute a basso costo del petrolio

La soluzione non è il rilancio dell’edilizia e dell’automobile

Questi mercati sono saturi e sono energivori.

Chi decide non ha visione strategica tenta solo di riproporre vecchie strategie.

Anche Obama, che parla di nucleare.

La strada è sviluppare tecnologie che riducono l’impiego di risorse e impatto ambientale.

Energia ridurre del 50%. Ci sono sprechi del 70%.

Regolamenti edilizi. ESCO. Pagare tecnologie anziché petrolio dall’estero.

No a nuovi impianti. Autoproduzione. Pagamento a consumo. Canapa e lana come coibentante.

Stop alle espansioni dei piani regolatori.

Riqualificazione del verde urbano Per assorbire acqua, abbassa la temperatura del microclima urbano, aiuta la riduzione dell’effetto serra.

Traffico. No ai parcheggi nei centri storici e nei cortili delle aziende. Rivalutare il filobus

Acquisti verdi.  

Contadini vendita diretta in città.

Mense scolastiche. Rifiuti ..

Acqua e riparazione degli acquedotti

Oggi non siamo in decrescita ma in recessione

Il vero problema di oggi è che siamo stretti in una morsa. Gli sviluppi possibili sono 3

  • Riparte l’economia: dramma per l’ambiente, testate contro il muro. Inoltre, la grande crescita degli anni 90 era drogata dal debito insostenibile delle famiglie, Stati Uniti in testa; mentre la crescita fisiologica dei consumi era depressa dalla stagnazione dei redditi da lavoro dipendente in tutto il mondo avanzato, a causa della concorrenza dei prodotti a basso costo dei paesi emergenti. Ora non potremo più contare sul sostegno dei debiti, anzi aumenterà la propensione al risparmio. Non è chiaro, perciò, da dove possa venire la domanda aggregata per trainare la crescita nel mondo avanzato. Per questo motivo, molti economisti ritengono che servano grandi programmi d'investimento pubblico, per l'ambiente, le infrastrutture, l'educazione o simili. Obama lo sta già facendo, l'Europa molto meno (Sole 24 ore 12 5 09)
  • L’economia non riparte: i poveri aumentano e le risorse a loro disposizione sono sempre più scarse. C’è un rischio di rivoluzioni, guerre come nel primo novecento. Se la domanda e l'occupazione non ripartono, se le condizioni di vita della maggioranza della popolazione nei paesi avanzati non riprendono a migliorare, possono ripetersi le dinamiche distruttive di ottant'anni fa: il nazionalismo, il protezionismo, le guerre, commerciali e non solo.
  • La terza via: un mega accordo internazionale su una nuova etica e una nuova economia e una spinta dal basso per realizzare e favorire e sollecitare questo disegno

 

Capire la crisi e soluzioni (Alfonso)

Crisi che assomma caratteri economici e ambientale

  • È crisi del modello di sviluppo, bisogna decidere non come produrre ma cosa produrre e se produrre. Continuare con la civiltà dell’automobile? E i cinesi? E gli indiani? È una crisi di sovrapproduzione con produzione di oggetti inutili, case, vestiti, -- Bisogna produrre beni pubblici ecocompatibili.
  • La finanziarizzazione dilagante – nuova politica monetaria – moneta unica mondiale
  • Nuova governance. Basta a G8 G20 G2 (usa e cina) WTO ma ONU
  • Crisi ecologica: adottare la green economy specie nei paesi emergenti e sottosviluppati, rallentare l’uso delle risorse e accelerare sulle tecnologie
  • Scuola: crisi delle intelligenze
  • Crisi dei salari: perdita di valore negli ultimi anni e aumento indiscriminato della precarizzazione
  • Il riformismo non sarà possibile in un solo paese ma solo in un contesto internazionale

 

 

B)          LA VISION,  LA MISSION  E  LA STRATEGIA GENERALE

Se si condivide l’analisi, la divergenza vera sta nel come affrontare il problema e quindi nelle politiche e negli strumenti economici e sociali che si vogliono mettere in atto

 

Esistono 3 categorie di pensiero:

  • quella degli Sviluppisti ad oltranza
  • quelli dello sviluppo sostenibile (convinti e a parole)
  • quella di chi mette in discussione le filosofia dello sviluppo e vuole un diverso sviluppo, non più basato sulle merci ma sui beni, sulla qualità umana anziché sul ruolo di consumatore, non più sulla crescita materiale e sulla espansione antropica

L’analisi delineata ha una lunga storia di rimedi il cui risultato complessivo non ha riportato il successo sperato.

 

La vision che abbiamo è che

  • La crisi che ci sta avvolgendo è una crisi strutturale, perché è impensabile una crescita continua in un territorio confinato, una crescita cioè che non accetti il concetto di limite.
  • Lo sviluppo sostenibile ha fallito perché o ha raggiunto sufficienti risultati.
  • Il modello di sviluppo va quindi rivisto perché porta ineluttabilmente alla distruzione della vita del pianeta o almeno a uno sconvolgimento deleterio che non vogliamo. bisogna  cambiare RADICALMENTE rotta
  • Il modello di sviluppo va cambiato perché l’attuale società NON CI PIACE e la riteniamo improponibile per il nostro futuro Noi non vogliamo più una società consumista, globalizzata con una cultura di massa stupida  governata nei suoi desideri dalla multinazionali, priva di consapevolezza , di filosofia, di religione. Con un territorio sconvolto e degradato, con gli ecosistemi a rischio.

 

ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE BISOGNA TOGLIERE LA PAROLA SVILUPPO

  • è ragionevole credere che aumentare del 20 o più per cento l’efficienza di un’auto riduca l’inquinamento se al contempo il parco macchine raddoppia?
  • O che una barca superecologica migliori le condizioni di aria e acqua se il numero dei natanti continua a crescere, ed esige sempre nuovi porti turistici?
  • O che sia innocuo il continuo moltiplicarsi di grattacieli, sia pure costruiti secondo le più sofisticate ecoregole?

 

Già, perché tra l’altro “il problema non è solo il clima”. C’è l’inquinamento crescente dell’acqua dolce, potabile in quantità via via più ridotte. Ci sono mari invasi da immondizie di ogni sorta e sempre meno pescosi. C’è la tossicità diffusa che sconsiglia l’uso agricolo di cospicue porzioni di terreno, e in mille modi colpisce la salute e moltiplica i tumori. C’è l’immane problema di soddisfare le esigenze di una popolazione che si approssima ai sette miliardi.

 

NECESSITA’ DI UN CAMBIAMENTO FORTE, NON UN ACCOMODAMENTO: LO STRUMENTO ORIGINALE e FONDATIVO E’ FERMARE LA CRESCITA

Perché ?  

  • Perchè solo fermando la crescita cambiamo il sistema economico su cui si regge e che provoca l’attuale situazione.
  • Perché la migliore tutela dell’ambiente è consumare di meno
  • Perché solo fermando l’attuale crescita si può ripartire su basi diverse

per una società sostenibile, in cui le attività umane «non riducano a merce ogni bene materiale ed immateriale», come afferma M. Cini, ma sappiano inserirsi nei complessi e delicati equilibri dinamici, presenti nell’ambiente naturale, senza distruggerli, senza trasformare le risorse in rifiuti, senza ridurre la biodiversità degli o rganismi viventi. In altre parole occorre sostituire all’economia della crescita un’economia della decrescita.

 

Necessità della decrescita

Questa epistemologia naturale è una necessaria premessa Come osservava oltre dieci anni fa A. Langer: «Ci troviamo al bivio tra due scelte alternative:

tentare di perfezionare e prolungare la via della sviluppo, cercando di fronteggiare con più

raffinate tecniche di dominio della natura e degli uomini le contraddizioni sempre più gravi

che emergono (basti pensare all’attuale scontro sul petrolio) o invece tentare di congedarci

dalla corsa verso il ‘più grande, più alto, più forte, più veloce’ chiamata sviluppo per

rielaborare gli elementi di una civiltà più ‘moderata’ (più frugale, forse, più semplice, meno

avida) e più tollerante nel suo impatto verso la natura, verso i settori poveri dell’umanità,

verso le future generazioni e verso la stessa ‘biodiversità’ (anche culturale) degli esseri

viventi.»

E sempre Langer osservava che quest’ultima è un’utopia ‘concreta’, mentre la

crescita illimitata, basata sul ‘sempre più veloce e sempre più grande’, e una pe ricolosa

illusione, comunque irrealizzabile.

La decrescita è la premessa di un lavoro più profondo è la pars destruens che precede, presuppone e prepara una pars construens, un nuovo progetto culturale che abbia capacità di futuro. Credo che la decrescita possa fornire il riferimento culturale complessivo di cui c’è bisogno per compiere questo passaggio.. Ma non è la meta. La meta è un nuovo Rinascimento in cui tutte le nostre conoscenze, il nostro sapere e il nostro saper fare vengono messi a servizio della vita, non di un obbiettivo economico fine a se stesso che subordina e sacrifica la vita alla sua realizzazione.  (Maurizio Pallante)

 

 

COSA VOGLIAMO?

Una strada alternativa

o almeno modificativa dell’attuale modello di sviluppo, altamente impattante e che si scontra con i limiti fisici e biologici del pianeta e fondato sulla crescita del consumo, con una che

  • che sia più sostenibile nel tempo,
  • con al centro l’aumento dello stato di benessere individuale vero non legato al possesso di beni, (è vero che i poveri sono infelici ma anche i ricchi piangono e i soldi non danno la felicità)
  • la crescita delle migliori qualità dell’uomo che sono quelle culturali e spirituali e non quelle di acquirente
  • Un mondo con maggiore giustizia sociale, pacifico, sereno e allegro.

E’ questo il significato del termine felice posto accanto a decrescita.

 

Una società dell’equilibrio

Un società fondata su un “diverso paradigma culturale che sia in grado di riorganizzare le relazioni della specie umana con l’ecosistema terrestre”

Una società umana in equilibrio col pianeta in generale con il sacro rispetto degli ecosistemi e della diversità biologica

ove le popolazioni sono in equilibrio con le risorse del proprio territorio.

Formate da persone che sono in equilibrio con gli altri

Formate da persone che sono in equilibrio soprattutto con se stesse.

 

La consapevolezza

Persone che sono CONSAPEVOLI, libere e partecipative. Persone che conoscano i meccanismi della sopravvivenza, la biologia e l’economia, materie in cui i Italia c’è ua ignoranza assoluta che rende le persone vittime di un potere occulto che le domia e le rovina. Altro che democrazia!

 

Un ambiente sano, piacevole, pulito anche d’inverno. Dove andiamo in vacanza? Nessuno di noi va nel centro di Milano o di Torino. Cerchiamo quasi tutti un luogo appartato, con poche case, tranquillo in montagna o al mare, molti in un convento.

Una società più naturale, più vera, meno virtuale. Che riprenda il contatto con la terra.

Che destrutturi le città, i grattacieli. Che guardi all’economia e non alla finanza. Che vieti il gioco in borsa.

Questo significa non una società che guarda al passato, perché il passato non è mai stato così, ma una società più evoluta.

Questa è una società veramente sviluppata e cresciuta

 

 

C1 )     QUALI POLITICHE  E QUALI CAMBIAMENTI

 

A LIVELLO SISTEMICO E PLANETARIO: COSA PRETENDERE

 

  • Garanzie sul funzionamento degli ecosistemi.     Le api di Enistain
  • La soluzione del problema dell’inquinamento planetario. Guyana e mercurio. Maturare un atteggiamento di rispetto degli ambienti naturali per come sono nei loro parametri fisici chimici e biologici e per come evolvono spontaneamente, senza l’arroganza e l’intrusione dell’uomo, che non è la specie eletta, ma una delle tante (no all’antropocentrismo), difesa della biodiversità, del paesaggio naturale, con un atteggiamento di deferente rispetto per il creato o per l’evoluto.
  • Il rovesciamento dell’andamento di 4 indicatori prioritari: l’impronta ecologica 2,2 versus 1,8 , l’aumento di CO2 in atmosfera 385 ppm, la riduzione della biodiversità 1686 specie monitorate – 30% dal 1970 al 2005 - il livello di inquinamento delle matrici ambientali (acque, mari, suolo, aria)
  • La soluzione del problema demografico e il problema dell’immigrazione

 

 

ECONOMIA: COME DEVE CAMBIARE

 

  • Una economia non fine a se stessa ma a servizio della società e della vita. Yunus dice che questa mega-crisi deve essere presa come un'opportunità di ridisegnare l'economia e il sistema finanziario a livello globale. Egli non contesta il "quadro teorico" del capitalismo, al quale non si è contrapposto alcun modello alternativo valido, ma la sua incompletezza. Del messaggio di Adam Smith, dice, si è trascurato dì raccoglierne la meta. La sua "Ricchezza delle nazioni" ha infatti monopolizzato l'attenzione, lasciando ampiamente ignorata la sua "Teoria dei sentimenti morali". E cita un passo di quel bellissimo libro: «Per quanto egoista si possa ritenere l'uomo, sono chiaramente presenti nella sua natura alcuni principi che lo rendono partecipe delle fortune altrui e che rendono per lui necessaria l'altrui felicità, nonostante da essa non ottenga altro che il piacere di contemplarla. A questo principio fanno capo la pietà, la compassione e le diverse emozioni che proviamo per la miseria altrui, sia se ne siamo testimoni diretti, sia che la rappresentiamo....
  • Una bella cura dimagrante: la società occidentale è obesa e come tutti gli obesi è frustrata nevrastenica, infelice, ansiosa. Proviamo a dimagrire, consumando meno risorse.
  •  Il primo obiettivo strategico è quello di contribuire a smontare il mito della crescita continua e del suo principale indicatore, il mitico PIL. Riconversione strutturale dell’economia con  il superamento del principio della crescita illimitata. Bisogna decidere quanto è giusto crescere?  Più che preoccuparci genericamente della crescita, urge chiederci perché e come crescere.
  • Contrastare il capitalismo internazionale selvaggio e degradato ove per degradato sta senza un ordine morale, che abbia una etica, una logica e che accetti il concetto di limite
  • Rivedere il mito della globalizzazione \ spingere per il localismo    Accorciare le distanze tra produzione e consumo, sia in termini fisici che umani.
    Ricollocare il più possibile l’economia nel territorio in cui si vive. Chiedersi sempre quanta strada ha fatto ciò che si sta consumando e chi lo ha prodotto.

Fare acquisti direttamente dal produttore oppure creare o entrare a far parte di un Gruppo d’Acquisto Solidale (GAS) per:minimizzare i chilometri percorsi dai beni nel loro viaggio tra luogo di produzione e luogo di consumo; stabilire rapporti umani di amicizia e fiducia con chi produce.

La globalizzazione non è in sé negativa ma è da combattere la gl intesa come pensiero unico mercantilista, come ricerca del massimo guadagno senza limiti etici, come depredazione delle risorse dei paesi poveri.

  • Stimolare l’autoproduzione alimentare e energetica
    Sostituire il più possibile le merci (prodotte per essere vendute) con beni autoprodotti, riportando il mercato alle sue dimensioni fisiologiche, naturali.
    Autoprodurre il più possibile: beni alimentari (ad es. yogurt, pane, dolci, liquori, conserve alimentari…); altri beni (ad es. capi di vestiario, mobili… )
    I vantaggi dell’autoproduzione rispetto all’acquisto di merci sono  in termini di maggiore qualità dei beni utilizzati (assenza di additivi chimici e processi finalizzati all’incremento della produzione e alla riduzione dei costi a scapito della qualità), minore impatto ambientale (meno energia e trasporti, meno imballaggi e rifiuti, più recupero e riciclaggio), conservazione e trasmissione del saper fare, creazione di momenti di nuova socialità.   
  • Più democrazia nella gestione delle risorse non oligopoli, più controllo sociale delle risorse economiche Perché autoproduzione e localismo? Perché sono le uniche armi che abbiamo a disposizione contro il capitalismo internazionale ! E’ la produzione dal basso l’arma l’unica arma possibile per rivoluzionare in maniera dolce l’economia che violenta e degrada la Terra.
  • Più giustizia  verso il terzo mondo. I paesi del terzo mondo hanno subito 3 periodi vessatori. La schiavitù, il colonialismo politico, il colonialismo economico, con produzione di beni a basso prezzo da esportare verso i paesi ricchi pagando niente i lavoratori, e ora l’immigrazione, per poter pagare niente o poco la componente lavoro (nero) del costo dei prodotti. E non pagare tasse e contributi.
  • Sviluppare tecnologie virtuose
    Riduzione per unità di prodotto di materie prime, energia, rifiuti.  Adottare tecnologie che riducono il consumo di risorse naturali preferendo l’innovazione volta al risparmio invece che quella rivolta all’incremento dei consumi.
  • Tornare al PIL degli ani 70

 

 

SOCIALE E CULTURALE : COSA CAMBIARE

 

SOBRIETA’ è La parola d’ordine.  Sobrietà è anche giustizia perché una riduzione dell’eccesso di risorse a disposizione di alcuni mette a disposizione risorse per altri.” (Tettamanzi)    -   Attenzione agli sprechi

  • Rivedere gli stili di vita : più essenziali      Basso consumo, autoproduzione, rifiuti zero, eliminazione degli sprechi Un diverso modo di pensare non consumista e che maggiormente apprezza la naturalità e più coerente con i limiti dell’esistenza, dell’incremento demografico, della geografia dei luoghi Riflessione sui bisogni: non ci sono forse troppi bisogni inutili, indotti da una pubblicità più che ingannevole?

 

UNA VITA PIÙ NATURALE  

  • Fermarsi a contemplare la Natura, comprendere i suoi cicli e confrontarli con i cicli industriali che sono alla base del proprio modello di produzione e consumo. Confrontare i propri ritmi con quelli della Natura. Rallentare, invece di accelerare.
    Riscoprire il ciclo delle stagioni ed il rapporto con la terra.  Riscoprire il gusto di aspettare la stagione giusta per assaporare i frutti della terra nel momento in cui sono più saporiti e nutrienti.
    Conoscere il territorio in cui si vive e le risorse naturali e umane che offre, anche in termini di saper fare derivante da conoscenze tradizionali (artigianato, cultura popolare, metodi colturali).
  • Ripensare il welfare (pensioni, scuola, sanità)
  • Ripensare l’uso del Tempo per i rapporti d’amore con i figli che vogliono affetto e non soldi
  • Ricostruire le conoscenze distrutte dalla parcellizzazione delle competenze (io non so far funzionare la lavatrice)

 

APPROCCIO ETICO

  • Uno spostamento dell’asse dell’approccio ai rapporti economici tra le persone dalla competitività alla cooperazione. Jin e Yang
  • Rispetto delle diversità culturali \ monocultura \ relativismo. LAICITA’
  • Conquista di una consapevolezza diffusa, alla cultura più alta, alla capacità da parte di più persone di analizzare e capire i fenomeni economici e sociali. Cambiare la scuola
  • Il patto tra generazioni : non trasferire alle nuove generazioni un mondo inquinato, impoverito di risorse, indebitato verso i vecchi, schiacciato dall’oligopolismo economico e finanziario.
  • Recupero dell’approccio etico: una nuova spiritualità della natura
  • Qualità della vita umana e salute

 

 

POLITICA: COSA CHIEDERE

 

SCELTE ECONOMICHE    L’impossibile riproposizione di politiche espansive vecchia maniera.       

  • Anzi  Cogliere l’opportunità della crisi per un cambiamento positivo dell’economia e per far nascere una società e un mondo migliore. e a una umanità migliore.     Che faccia sua una Ridirezione della crescita.
  • Chiedendosi in quali settori è giusto crescere di più? La medicina, la cultura, la ricerca scientifica, l'ecosostenibilità, l'agroalimentare per dare cibo a tutti.. Le opere essenziali in genere non mancano: scuole, strade, fognature, acquedotti, centri sportivi ecc. Manca a volte la cura quotidiana di tutte queste realtà affinché siano effettivamente e utilmente a disposizione della gente.
  • La Finanza : Riconcepire le imposte e le agevolazioni fiscali in chiave di tutela ambientale.  \  Finanza etica e eticità della finanza \ ricompredere nei costi del trasporto le esternalità

 

GOVERNANCE     Che eserciti la Governance (Obama e la borsa). Le scelte fondamentali non possono essere lasciate al libero mercato.

  • Un passaggio progressivo, riformista, non rivoluzionario   ma: Una chiara direzione di marcia
  • Faccia la sua parte nel rivedere il sistema dei valori e nella comunicazione dei valori – Pubblicità progresso
  • La solidarietà nella gestione della crisi. Ammortizzatori sociali.

 

RAPPORTO CON L’AMBIENTE

  • Incoraggi lo sviluppo delle energie rinnovabili, dellagricoltura locale, del Turismo dolce
  • Da infrastrutture a bioedilizia
  • Risolva il problema dei Rifiuti   Incoraggiando uno idoneo stile di vita delle persone che trattino le merci per quello che sono: un mezzo e non un fine  \  .impostare un sistema complessivo di utilizzo delle materia che poggi sulle quattro R (riduzione, riuso, recupero, riciclaggio)  e per aumentare la durata di qualsiasi bene (ad es. rigenerazione motori automobilistici, superamento del concetto di moda e adozione del concetto di utilità, abitudine alla autoriparazione dei beni, ecc.).

 

 

LA STRATEGIA NAZIONALE E LOCALE

 

COME CITTADINI

La nostra possibilità è di agire dal basso con strumenti come

  •   Azione, pensando non si può star fermi, e che i cambiamenti o si fanno o si subiscono
  • SOBRIETA’ è La parola d’ordine.  Sobrietà è anche giustizia perché una riduzione dell’eccesso di risorse a disposizione di alcuni mette a disposizione risorse per altri.” (Tettamanzi)    -   Attenzione agli sprechi
  • Buone pratiche (fare, incoraggiare, SCEC, difesa della natura, raccolta differenziata, risparmio energetico, stile di vita sobrio)
  • Comprare merci di lunga durata, anziché come oggi programmate per pochi anni (o mesi, a seconda del genere)
  • riscaldare e refrigerare gli interni molto meno di quanto oggi assurdamente si faccia, anche con conseguenze negative sulla salute (tanto buon Pil in più?)
  • richiedere di eliminare gran parte degli imballaggi e contenitori di ogni oggetto in vendita
  •  Aiutare a programmare la “filiera corta”, cioè la messa in commercio di prodotti (soprattutto commestibili) per quanto possibile provenienti da località vicine, così da eliminare al massimo i trasporti.
  • Rivedere la logica di acquisto e consumo,  dare fiato al localismo.  Riflessione sui bisogni: non ci sono forse troppi bisogni inutili, indotti da una pubblicità più che ingannevole?
  • UNA VITA PIÙ NATURALE   Fermarsi a contemplare la Natura, Riscoprire il ciclo delle stagioni ed il rapporto con la terra.  Riscoprire il gusto di aspettare la stagione giusta per assaporare i frutti della terra nel momento in cui sono più saporiti e nutrienti.
  • Ripensare l’uso del Tempo per i rapporti con i figli che vogliono affetto e non soldi
  • Ricostruire le conoscenze distrutte dalla parcellizzazione delle competenze (io non so far funzionare la lavatrice)
  • Rispetto delle diversità culturali \ monocultura \ relativismo. LAICITA’
  • Conquista di una consapevolezza diffusa, alla cultura più alta, alla capacità da parte di più persone di analizzare e capire i fenomeni economici e sociali. Aiutare la scuola a cambiare
  • Praticare la solidarietà, la logica del dono
  • Rivedere il rapporto individuale col lavoro
  • Cultura e sensibilizzazione (smontare il Pil, newsletter, convegni, feste, università del saper fare, , critical mass..)
  • Portare avanti   Istanze (energie rinnovabili ….), Battaglie (gronda, Acquasola…)
  • Ritrovare la spiritualità negata dal materialismo (gruppi filosofici, culturali, religiosi.
  • Ritorno alla politica, alla filosofia, alla cultura, rivedendo gli attuali modelli tipo grande fratello
  • Associarsi fare gruppo (associazioni movimenti MDF)

 

E’ UTOPIA?

Il nostro impegno può servire a qualcosa?  Uno sguardo al recente passato dimostra che almeno parzialmente le iniziative ecologiste hanno finora pagato, per esempio:

  • Più persone partecipano alla raccolta differenziata,
  • Più persone sono attive nella difesa dei parchi, del territorio, della qualità urbana
  • Vengono agevolate con finanziamenti da parte delle Pubbliche amministrazioni le energie rinnovabili,
  • Viene eseguita sulle opere più importanti la Valutazione di impatto
  • Le imprese fanno delle performance ecologiche dei loro prodotti (auto in testa) un punto di forza della loro competitività

 

MOLTA STRADA DEVE ESSERE ANCORA FATTA ma + la crisi si aggrava, + la gente ci crede. L’importate è essere sulla giusta strada e esserci con le scarpe buone. Non si può andare contro corrente ma quando il vento soffierà alla nostre spalle la cultura che avremo prodotto sarà di grande aiuto alla Terra.

 

 

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