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MANIFESTO SUL FUTURO DEI SISTEMI DI CONOSCENZA

PRINCIPI PER UN NUOVO PARADIGMA DELLA CONOSCENZA

Pensare in modo nuovo


L’umanità è attanagliata da molteplici catastrofi: implosione finanziaria e collasso economico, caos climatico e crisi energetica e alimentare. All’origine di queste molteplici crisi sta un modello di conoscenza basato su visioni del mondo frammentate, nonché su una separazione tra persone normali ed esperti, tra natura e conoscenza scientifica limitata, nonché fra economia reale ed economia finanziaria. Il sapere deve tornare a essere collegato alla realtà.

Le visioni del mondo per il futuro devono essere più olistiche (“tutto è connesso a tutto”) e meno antropocentriche (“l’uomo è una parte della biosfera, non il padrone di essa”). Un sapere specialistico complicato, ottuso e opaco, sia nella sfera economica che nelle discipline scientifiche, non è la conoscenza di cui abbiamo bisogno.

Questa separazione del sapere specialistico dalla realtà e degli esperti dalle persone normali ha causato instabilità e insicurezza, che si riflettono nel collasso finanziario che stiamo vivendo e nell’attuale crisi alimentare. La democratizzazione delle conoscenze in ogni settore è divenuta di importanza vitale. Questa democratizzazione esige sia la piena partecipazione democratica dei cittadini alla produzione delle conoscenze, sia la “risurrezione” dei saperi assoggettati, come il sapere tradizionale e indigeno e il sapere delle donne.

Cambiare i paradigmi del sapere è divenuto un imperativo. I nuovi modelli devono basarsi sulla consapevolezza che:
• tutti gli esseri umani sono soggetti in grado di conoscere e tutte le culture hanno sistemi di conoscenza;
• tutto è collegato e quindi la conoscenza deve essere olistica;
• gli esseri umani sono parte della natura e non i suoi padroni;
• le attività umane devono contribuire alla conservazione della biosfera e della natura vivente;
• deve essere applicato il Principio di Precauzione, allo scopo di evitare mutamenti irreversibili – basati sulle tecnologie – all’ecosistema e alla biosfera.

Sulla base di questa consapevolezza, i principi sotto descritti forniscono la cornice per una transizione delle conoscenze e per una modificazione dei modelli che permetta di trovare soluzioni reali e durature alle molteplici crisi che ci troviamo a fronteggiare.


A. FALLIMENTI DEI SISTEMI DI CONOSCENZA DOMINANTI ATTUALI


1. La mancanza di un sapere olistico e una visione del mondo meccanicistica stanno alla base delle molteplici crisi che l’umanità si trova ad affrontare
Come diceva Einstein, non possiamo risolvere i problemi con la stessa impostazione mentale che li ha generati. Consciamente o inconsciamente, nelle nostre menti il mondo è stato assimilato a un’enorme macchina, libera di essere migliorata e modificata dall’uomo. Proprio come le macchine vengono montate manipolandone i componenti, abbiamo pensato che lo stesso potesse essere fatto con il mondo intero, vivente e non vivente.

Ciò ha portato allo scardinamento di processi ecologici fragili, vitali per la sopravvivenza umana.
Si è presupposto che la conoscenza completa del tutto potesse essere ottenuta semplicemente attraverso la conoscenza delle sue singole parti. Questo approccio, che ha dato luogo a una metodologia con scopi pratici, è stato elevato a teoria e addirittura a ideologia, tanto che la metafora “i sistemi naturali sono come macchine” si è progressivamente trasformata nell’affermazione "i sistemi naturali sono macchine”.
Ma noi non conosciamo affatto tutti i componenti della biosfera, al massimo solo la funzione di ciascuno di essi. Questa mancata conoscenza vale sia per i componenti viventi che per quelli non viventi. Anche se la biosfera si comportasse come una macchina, la nostra limitata conoscenza di tutte le sue parti ci renderebbe impossibile conoscere gli esiti della modifica o addirittura dell’eliminazione di una qualsiasi di esse. Data la nostra ignoranza, dovremmo
ridurre al minimo i nostri interventi sulla biosfera.
Inquinamento, degrado ed esaurimento delle nostre risorse naturali, uniti al cambiamento climatico globale, costituiscono un chiaro segnale di pericolo.
La sopravvivenza della specie umana dipende dalla sua capacità di mantenere la resilienza della biosfera e di sviluppare nuovi sistemi di conoscenza per aumentare la sua capacità d’adattamento al cambiamento. Il riduzionismo elevato da metodo a visione del mondo ha causato il collasso economico e le catastrofi climatiche che abbiamo di fronte. Questa visione del mondo ancora dominante è inadeguata a fornire soluzioni ai problemi da essa stessa creati, o a capire pienamente l’ordine di grandezza e l’entità di questi problemi. Spesso l’applicazione di questa visione del mondo scarica il peso dell’adattamento sui poveri e sui più vulnerabili. Il riduzionismo favorisce il gigantismo, la tutela del potente e del grande, rendendo il piccolo e il diverso invisibili e vulnerabili. Sia la sostenibilità che la giustizia esigono una nuova visione del mondo.


2. L’esclusione del sapere tradizionale e delle culture indigene ha ristretto la base di conoscenze di cui l’umanità ha bisogno per affrontare una crisi dalle molteplici dimensioni.
La crescente tendenza a escludere il sapere delle comunità indigene, delle donne, dei contadini, degli anziani e i punti di vista dei giovani sta impoverendo intellettualmente l’umanità rendendola più vulnerabile a minacce di vario tipo.
La visione del mondo meccanicistica ha preso il sopravvento sulle visioni del mondo ecologiche e sui sistemi di conoscenza di comunità e gruppi diversi.
Il sapere tradizionale è stato falsamente identificato con la mancanza di analisi sistematica, di verifica, di evoluzione dinamica, di innovazione e ciò ha portato a identificarlo con la stagnazione e l’arretratezza. Sulla base di questo pregiudizio, il sapere scientifico riduzionista ha progressivamente preso il posto del sapere tradizionale che era sopravvissuto per secoli come parte dei sistemi di conoscenza in evoluzione, che interagiscono intimamente con gli ecosistemi e che sono caratterizzati da un’elevata capacità di adattamento.

Il riduzionismo ha portato a una superspecializzazione di discipline e organizzazioni, che trasferiscono poi il sapere frammentato al mondo della produzione. Questo modello crea gerarchie e opera una divisione tra persone normali ed esperti, tra diverse parti dei sistemi di conoscenza e di produzione e tra le stesse discipline.
L’imposizione della visione del mondo meccanicistica e del metodo riduzionista ha distrutto la capacità dei popoli indigeni di far evolvere continuamente il loro sapere tradizionale nel contesto di un mondo in continuo cambiamento.
In effetti i sistemi di conoscenza tradizionali si sono costantemente arricchiti attraverso l’interazione dinamica tra comunità e ambiente in cambiamento e per lungo tempo sono stati alla base di una co-evoluzione virtuosa dell’uomo e della natura. Anche oggi, in molte parti del mondo, il sapere tradizionale è l’unico mezzo che i popoli indigeni hanno per affrontare le sfide della sopravvivenza.
In alcuni casi abbiamo già perso per sempre un tesoro di conoscenze materialmente racchiuso nella biodiversità e in varie tradizioni culturali. La diversità delle lingue è importante nel contesto della diversità delle culture umane. L’eliminazione della diversità linguistica ha impedito il mantenimento della trasmissione del sapere tradizionale da una generazione all’altra. Le lingue sono i veicoli della conoscenza. La loro scomparsa è la scomparsa dell’immaginazione.


3. Il controllo della scienza da parte delle grandi imprese e la commercializzazione del sapere attraverso brevetti e altri diritti di proprietà intellettuale stanno minando la creazione della conoscenza stessa
La rivoluzione industriale e l’utopia meccanicistica hanno imposto la loro visione di un mondo, secondo la quale il pianeta è un deposito di risorse illimitate da sfruttare attraverso la scienza e la tecnologia per creare ricchezza. Pienamente compatibile con le direzioni prese dal capitalismo globale, l’utopia meccanicistica ha reso grandi servizi anche alle multinazionali. Da un lato ha dato loro l’accesso alle risorse mondiali; dall’altro ha creato un mondo della finanza fittizio, sempre più separato dai bisogni della società. Le grandi imprese capitalistiche hanno progressivamente preso il controllo delle risorse del pianeta, giustificando il loro operato con la capacità di creare ricchezza.
Attraverso l’introduzione dei diritti di proprietà intellettuale, istituiti inizialmente per premiare l’innovazione, lo sviluppo della conoscenza scientifica è stato sempre più privatizzato e commercializzato. Con l’alleanza tra le grandi imprese private e gli organismi di ricerca scientifica pubblici, il sapere è stato cooptato al servizio di interessi privati.
I diritti di proprietà intellettuale hanno anche legittimato il processo di appropriazione del sapere tradizionale da parte delle imprese private. Negando il valore scientifico del sapere tradizionale, essi ne permettono l’appropriazione semplicemente codificandolo in un discorso scientifico moderno, poi brevettandolo come un’invenzione e impedendone alla fine l’uso da parte dei suoi stessi creatori e custodi. Ciò è quanto avvenuto, per esempio, con i contadini che sono stati progressivamente espropriati della loro conoscenza sulle sementi e del loro diritto di conservare, migliorare e scambiare sementi.


B. PRINCIPI PER UN NUOVO MODELLO DI CONOSCENZA CHE GARANTISCA

UN PIANETA VITALE


4. I nuovi modelli alimentari e agricoli dovrebbero imparare dalla scienza
olistica della vita
La sopravvivenza dell’uomo dipende dalla capacità della nostra specie di mantenere e preservare la plasticità della biosfera con tutti i suoi componenti interagenti, ivi compresa la specie umana. Poiché l’agricoltura è un sistema di produzione basato direttamente sulle risorse della biosfera – suolo, acqua e biodiversità – essa fornisce un buon esempio di non sostenibilità causata dal passaggio dal sapere tradizionale alla scienza tradizionale frammentata.
Il metodo riduzionista, nato con la scienza moderna allo scopo di semplificare lo studio dei sistemi naturali, ha portato a un enorme progresso in campo tecnologico, ma anche a una profonda frammentazione del sapere e a una mancanza di capacità di sintesi.
La costruzione di un mondo semplificato basato su singole versioni di pochi prodotti ottimali, sia viventi che non viventi, porta alla creazione di un’unica società omogenea con una sola cultura, una sola ideologia, una sola scienza, una sola tecnologia, un solo modello economico e produttivo. In altri termini significa distruggere gli strumenti e i processi che hanno consentito l’adattamento e la proliferazione dell’uomo in tutte le aree del pianeta. Implica inoltre la distruzione della diversità culturale e biologica.
La non sostenibilità dei sistemi alimentari e agricoli basati sulla scienza riduzionista ha creato l’esigenza di nuovi modelli basati su una scienza olistica, sia tradizionale che moderna.
In tutto il mondo i contadini stanno rivalutando il sapere tradizionale come fonte di innovazione, stanno seguendo proprie vie di sviluppo indipendenti in opposizione a quelle suggerite dai sistemi di conoscenza ufficiali e stanno costruendo sistemi di conoscenza paralleli, allineandosi con i segmenti non riduzionisti della ricerca scientifica. Allo stesso tempo, al cuore di queste stesse istituzioni scientifiche, stanno emergendo correnti di pensiero che sostengono la necessità di incorporare il sapere tradizionale nei sistemi di conoscenza moderni.
I successi dell’agricoltura biologica ed ecologica e della produzione basata su sistemi alimentari locali, nati all’esterno delle – e spesso malgrado le – forme convenzionali di produzione e distribuzione, stanno accelerando la rivalutazione del ruolo del sapere tradizionale in nuovi modelli alimentari e agricoli.


5. La diversità e il pluralismo dei sistemi di conoscenza sono vitali per l’evoluzione e l’adattamento, specialmente in tempi di crescente instabilità e grande imprevedibilità
Tutti i sistemi viventi evolvono e quando cessano di evolvere muoiono. Ciò è vero sia per i sistemi naturali che per i sistemi culturali. Il sapere reale è un sistema vivente che cambia e si adatta alla realtà in cambiamento. L’uniformità priva i sistemi di meccanismi e potenzialità evolutivi. Oggi il presupposto semplicistico che la natura è “semplicemente meccanica” non è più valido. La diversità del sapere è necessaria per rafforzare i sistemi di conoscenza in modo
da poter formulare le domande giuste e fornire le risposte alle enormi sfide del nostro tempo.
Il sapere tradizionale e il sapere delle comunità indigene, anche attraverso un’integrazione con una conoscenza scientifica in grado di riconoscere la propria parzialità di fronte a fenomeni complessi, sono in grado di aiutare l’umanità ad adattarsi e ad evolvere nei nostri tempi imprevedibili e instabili, grazie al loro intimo collegamento con la diversità biologica e culturale. La capacità di osservazione quotidiana dei contadini li rende scienziati sul campo, in grado di garantire la conservazione dell’habitat, del suolo e delle risorse idriche. In tutto il mondo il sapere contadino ha protetto e potenziato la biodiversità, garantendo al tempo stesso la sicurezza alimentare per le varie comunità. Nella maggior parte delle culture le attività delle donne sono state direttamente connesse con la vita e quindi con l’adattamento e con la sopravvivenza in contesti ambientali e umani in continuo cambiamento.

Le generazioni più anziane sono quelle che mantengono viva la memoria delle conoscenze e delle esperienze, fornendo alla comunità l’humus su cui può basarsi l’evoluzione, l’innovazione e l’identità.

I giovani stanno sfidando creativamente i modelli superati di oggi e colgono prontamente i punti critici del sistema. Il loro contributo ai processi multidirezionali dell’apprendimento e dell’insegnamento può aiutare ad arricchire le conoscenze umane e facilitare i processi di adattamento e di trasformazione.
Oggi molti scienziati, soprattutto quando riescono a non cedere alle lusinghe delle grandi imprese private, sanno bene che la soluzione riduzionista non è necessariamente la migliore. Ora che il modello dominante sta mostrando le sue inadeguatezze e i suoi fallimenti, dobbiamo necessariamente riconoscere la pluralità dei sistemi di conoscenza e le potenzialità della loro integrazione, essenziale per aumentare la nostra capacità di sopravvivenza come specie.


6. La sovranità delle comunità sulle conoscenze deve essere riconosciuta e le conoscenze devono essere usate, potenziate e condivise liberamente
Tutti gli esseri umani sono soggetti in grado di conoscere, indipendentemente da classe sociale, razza, genere, religione, etnia o età. Tutte le comunità e culture sono creatrici di sapere. Le culture che sono sopravvissute nel tempo hanno costantemente evoluto i propri sistemi di conoscenza, che sono classificati come “sapere tradizionale”. Le strutture e istituzioni dominanti di produzione delle conoscenze nella società contemporanea hanno portato al dominio di “esperti”, escludendo il sapere popolare.

Il diritto delle comunità e delle culture di sviluppare e potenziare congiuntamente il proprio sapere, ponendo le domande di loro scelta e condividendo queste conoscenze liberamente con altri gruppi e reti, costituisce la loro sovranità sulle conoscenze. Il sapere dovrebbe circolare liberamente. La sovranità sulle conoscenze non implica il diritto di rifiutare la loro libera circolazione. Essa include la piena partecipazione democratica dei cittadini alla nuova sintesi delle conoscenze basata sull’inclusione di sistemi di conoscenza esclusi.
Una nuova consapevolezza dell’importanza della diversità culturale e scientifica e la disponibilità di nuove tecnologie dell’informazione rendono necessaria una profonda trasformazione dei sistemi di conoscenza ufficiali, attualmente non democratici, tecnocratici e separati l’uno dall’altro.

I nuovi sistemi di conoscenza devono essere in grado di promuovere sostenibilità, equità e flessibilità mediante:
• sistemi di conoscenza che permettano a una pluralità di approcci e di forme di conoscenza di vivere fianco a fianco e integrarsi;
• apertura garantita, pari dignità di tutte le conoscenze e capacità degli agricoltori e delle comunità rurali locali di essere ascoltati;
• la distribuzione di risorse pubbliche e la regolamentazione della proprietà intellettuale, individuando chiaramente interessi pubblici e interessi privati, dando la priorità ai primi.

Proprio come la Sovranità Alimentare è emersa come il principio organizzativo della nostra sicurezza alimentare, basata sulla piena partecipazione, dove tutti hanno il diritto di decidere che cosa mangiare e il modo in cui produrlo, così anche la Sovranità sulle Conoscenze dovrà essere pienamente integrata in strutture e istituzioni di creazione del sapere, nelle scelte tecnologiche e nelle scelte di produzione e consumo. La sovranità sulle conoscenze poggia sul dovere di condividere liberamente le conoscenze con altre comunità sovrane e di continuare la libera circolazione delle conoscenze.

 

 

COMMISSIONE INTERNAZIONALE PER IL FUTURO DELL’ALIMENTAZIONE E DELL’AGRICOLTURA
Iniziativa promossa da
Claudio Martini, Presidente della Regione Toscana, Italia
Vandana Shiva, Direttore esecutivo di Research Foundation for Technology, Science
and Ecology/Navdanya, India

Giugno 2010 

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