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SVILUPPO SOSTENIBILE, OGGI

 Dalla lezione tenuta da Enzo Parisi  al corso UNICEF  Genova, 15\04\08

 Si deve al Club di Roma nel 1970 la prima evidenziazione del concetto di limite, con un famoso rapporto dove si evidenziavano l’aumento esponenziale popolazione, lo spreco di energia, la produzione crescente di rifiuti, il consumo di materie prime e la loro rareazione. 

Nasce nel 1972 il concetto di sviluppo sostenibile. Il 1972 è un anno cruciale:

a Stoccolma si riunisce per la prima volta la Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente che definisce la necessità di uno sviluppo compatibile con l'ambiente  - Rapporto Bruntland

il Massachusetts Institute of Technology (MIT) pubblica il rapporto "The Limits to Growth", che analizza il rischio legato all'enorme crescita di alcuni fattori critici - popolazione, produzione, alimenti, inquinamento - all'interno di un sistema con risorse limitate, qual è la Terra.

 Passano 20 anni e nel 1992 a Rio de Janeiro si è riunita la Conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente, Earth Summit, durante la quale sono state gettate le basi, a livello mondiale, per i programmi di risanamento ambientale terrestre, esplicitando i problemi globali che coinvolgono responsabilità e azioni da parte di tutti gli Stati e condividendo i principi su cui impostare le politiche nazionali e internazionali.

Frutto principale del summit un documento siglato da oltre 150 Paesi: l' Agenda 21. La Conferenza di Rio de Janeiro ha lasciato una traccia persistente sulla scena mondiale, facendo entrare lo sviluppo sostenibile nel linguaggio comune e avviando un processo di intensificazione degli sforzi a livello internazionale.

 Il ruolo dell’ONU.  Per promuovere gli obiettivi comuni emersi nella conferenza di Rio, l'ONU ha costituito una Commissione per lo Sviluppo Sostenibile (Commission on Sustainable Development, CSD) con il compito di monitorare e promuovere l'attuazione dell'Agenda 21 e della Dichiarazione di Rio
Il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (United Nations Environment Programme, UNEP), sotto la cui egida si sono svolte numerose conferenze internazionali, è l'istituzione del sistema delle Nazioni Unite con compiti di promozione delle attività ambientali all'interno del sistema ONU.
Il Fondo globale per l'ambiente (Global Environment Facility, GEF) è il progetto pilota della Banca mondiale, per permettere ai Paesi in via di sviluppo di finanziare i progetti ambientali d'interesse globale e di adempiere ai loro impegni per la messa in atto delle Convenzioni internazionali sull'ambiente (relative a clima, ozono, biodiversità, foreste, zone umide)

L’Onu ha quindi istituito alcune Conferenze delle parti:

conferenza di Kyoto sul clima

conferenza di Aarhus sulla partecipazione

conferenza contro la desertificazione

conferenza di Ramsar sulle zone umide

conferenza sulla biodiversità

conferenza di Montreal sull'ozono

Dieci anni dopo, dal 26 agosto al 4 settembre 2002, si è tenuto a Johannesburg il Summit mondiale per lo sviluppo sostenibile Rio + 10 (WSSD), il cui titolo stesso già evidenziava il consolidarsi dei nuovi concetti ambientali. Durante il WSSD molti leader mondiali e migliaia di persone e organizzazioni si sono riunite per tentare di affrontare i problemi principali che affliggono la Terra e pianificare un futuro migliore.

Cosa fa l’Europa.  Il concetto di sostenibilità ambientale è stato recepito nel trattato dell'Unione Europea di Maastricht del 1992 e nel trattato di Amsterdam del 1997. Quest'ultimo ha innovato profondamente l'approccio alle politiche ambientali sino allora perseguite, dando, tra gli obiettivi, un deciso rilievo alla "promozione di uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche e l'elevato livello di protezione dell'ambiente e il miglioramento di quest'ultimo".  

Il Consiglio europeo di Göteborg, svoltosi il 15 e 16 giugno 2001, ha rafforzato gli orientamenti comunitari in materia di sostenibilità. In tale sede è stato, infatti, approvato il documento della Commissione europea "Sviluppo Sostenibile in Europa per un mondo migliore: strategia dell'Unione europea per lo sviluppo sostenibile", che integra l'impegno politico dell'Unione europea, aggiungendo alla strategia di Lisbona la dimensione ambientale.

Il Sesto Programma (Decisione n. 1600/2002/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 luglio 2002), ha delineato gli scenari per lo sviluppo delle politiche ambientali dei Paesi membri, con particolare attenzione:

all'integrazione delle tematiche ambientali nelle politiche settoriali,
ai cambiamenti climatici,  
alla biodiversità,
al rapporto ambiente e salute,
all'uso sostenibile delle risorse naturali
alla gestione dei rifiuti

Nel Consiglio Europeo di Bruxelles, del giugno 2006, è stata approvata la nuova versione della strategia europea per lo sviluppo sostenibile.  La nuova strategia indica come obiettivo principale il cambiamento dei modelli comportamentali dei cittadini.

Le sfide principali individuate sono sette:

cambiamento climatico ed energia pulita - conseguimento dei traguardi delle energie rinnovabili e riduzione delle emissioni di gas a effetto serra

trasporto sostenibile

consumo e produzione sostenibili - attuazione del Piano d'azione per le tecnologie ambientali (ETAP) e compatibilità ecologica di prodotti e processi

conservazione e gestione delle risorse naturali - arresto della perdita della biodiversità entro il 2010

sanità pubblica (con particolare attenzione ai bambini)

inclusione sociale, demografia e immigrazione - assistenza ai gruppi più vulnerabili come gli anziani

povertà globale e sviluppo sostenibile - assunzione di un ruolo di primo piano in tutte le politiche esterne dell'UE.

Sta funzionando ?

Indubbiamente dobbiamo registrare qualche successo in Europa, dove la comunità, in u contesto comunque di benessere diffuso, ha seguito con grande attenzione il problema dell’ambiente e della sostenibilità dello sviluppo. Ma cosa avviene a livello mondiale è sotto gli occhi di tutti

L’effetto serra – global warming – sta dilagando

Il degrado delle acque dolci continua

La perdita delle risorse genetiche (biodiversità) non migliora

La perdita della fertilità dei suoli sta è una concausa della crisi alimentare

I disastri ambientali (alluvioni) continuano periodicamente

L’aumento dei prezzi delle commodities (petrolio, cereali etc) appare senza freni

Il consumo e lo spreco delle risorse del pianeta: energetiche, ambientali, naturali continua senza alcun intervento sostanziale

La crescita della popolazione sta continuando

La tecnologia determina la società

Il mercato domina la società

Le guerre diventano più pericolose

Il divario di benessere tra popolazioni cresce

La situazione attuale è critica e strutturale e, come afferma il MANIFESTO  ON GLOBAL ECONOMIC TRANSITIONS (2007), deriva dalla convergenza di tre condizioni che si aggravano rapidamente:

  • L’aumento esponenziale dei cambiamenti climatici che colpiscono ogni regione della Terra
  • La fine imminente dell’era della energia a buon mercato, che porta a cambiamenti drammatici i tutti gli aspetti della società
  • La estesa predazione di altre risorse basilari per il sistema industriale e il benessere umano; come le acque dolci, la biodiversità, le foreste, i pesci e gli animali selvaggi, la fertilità dei suoli, la disponibilità dei suoli per l’agricoltura, la barriera corallina.

Inoltre si registra come alla fine di marzo 2008 i prezzi del grano e del riso erano circa il doppio dell'anno precedente, mentre quelli del mais erano aumentati di oltre un terzo.
Negli ultimi mesi si sono verificati scontri per questioni alimentari in numerosi Paesi di tutto il mondo: Egitto, Camerun, Senegal, Etiopia, Indonesia, Madagascar, Filippine Pakistan Thailandia.
La spesa per il cibo rappresenta solo il 10-20% della spesa complessiva del consumatore dei Paesi industrializzati, mentre per il consumatore dei Paesi in via di sviluppo può arriva a rappresentare sino al 60-80% del totale".


Alla radice della crisi.

Secondo il MANIFESTO  ON GLOBAL ECONOMIC TRANSITIONS (2007), queste sono le principali cause:

▲ Il paradigma economico dominante, ora praticamente ubiquitario a livello globale e locale, che considera la rapida crescita economica, la richiesta di accumulazione di ricchezza individuale e locale  e una corsa al consume delle risorse naturali al top delle aspirazioni delle istituzioni e delle nazioni.

▲ L’uso incontrollato di combustibili fossili per sostenere la crescita.

▲ La promozione globale e la diffusione di un sistema economico orientate ai beni di consumo, che promuove il consumismo come fonte primaria di felicità e soddisfazione per l’individuo

▲ La deliberate decimazione di popoli e culture che hanno tradizionalmente offerto modelli economici sostenibili alternativi. Ciò include le società agricole e indigene che hanno visto i loro territori e le loro fonti di sostentamento distrutti da progetti industriali.

▲ Una profonda mancanza di attenzione ai limiti del pianeta in termini di disponibilità di risorse, consumi, produzione di rifiuti.

La Sovrappopolazione che esaspera tutte le alter condizioni ed è aumentata ben oltre la capacità della Terra di mantenerla

LE SOLUZIONI

Le soluzioni non sono semplici e c’è bisogno di una grande capacità di studio e pensiero.
Lasciamo la parola a alcuni pensatori. 

 Edward Wilson – 1998 – Harvard University.    I più grandi distruttori della vita siamo noi. Con la sovrappopolazione ci siamo creati il pericolo di finire il cibo e l’acqua. Ci attende una scelta faustiana:accettare il nostro comportamento corrosivo e rischioso come prezzo inevitabile della crescita demografica e economica, oppure fare l’inventario di noi stessi e andare alla ricerca di una nuova etica ambientale.

 Paul Crutzen – 2005 – Premio Nobel. Nell’Antropocene siamo noi il singolo attore che più incide sul cambiamento del clima e della superficie terrestre. Non possiamo tornare indietro. Possiamo però studiare il processo di trasformazione in atto, imparare a controllarlo e tentare di gestirlo.

Gianfranco Bologna -  2008  - WWF Italia.  L’intera scienza della sostenibilità studia le relazioni tra i sistemi naturali e i sistemi sociali prodotti dalla specie umana. Per produrre un sistema di coevoluzione e superare i livelli di insostenibilità attuali. Questo tema dovrebbe essere oggi al primo posto delle priorità della politica e dell’economia di tutti i paesi del mondo e in primis di quelli che hanno maggiore responsabilità.

 Giorgio Ruffolo 2008.      Per la prima volta nella storia l’Occidente ha generato una società priva del senso del limite. Ciò vale non soltanto per la crescita della produzione, ma per l’uso dello spazio, congestionato, e del tempo, sovraccarico. Nonché della parola, sempre più frenetica e urlata a riempire il silenzio, come accade negli show televisivi, o nei film, dove il dialogo è diventato un precipitato maniacale. Ora, una civiltà che pretende di abolire il limite è perduta, non solo perché non riconosce i confini ecologici e sociali della sua avventura, ma perché smarrisce il senso che solo il limite può attribuirle. È quello che viene a mancare nell’insensatezza della crescita, generando una instabilità e un’aggressività endemica. Di qui l’esigenza di arrestare la crescita in una condizione di «stato stazionario» retta dai due principi fondamentali dell’equilibrio ecologico e della correlazione sociale.

Edward Goldsmith – 1997 - Il TAO dell’ecologia.   Il Modernismo (paradigma economico e tecno – scientifico imperante oggi) ha come assunto primario che il benessere consiste nella acquisizione di beni materiali e di servizi e come conseguenza che bisogna massimizzare lo sviluppo economico sostituendo all’ecosfera del mondo reale la tecnosfera del benessere artificiale. Finché la prospettiva modernista sarà dominante le politiche di sviluppo sostenibile non potranno svilupparsi e si comprometterà il TAO cioè l’armonia della natura.

Arne Naess - 1973 - ECOLOGIA PROFONDA. Vi sono due tipi di movimenti ecologici. Il primo riguarda l’inquinamento, lo spreco di risorse, l’utilizzo della Terra per gli umani con una visione antropocentrica. L’altro riguarda la diversità, la ricchezza e il valore intrinseco di tutta la terra e degli esseri viventi. Questa è l’ecologia profonda. Ne deriva che tutte le vite hanno diritto di esistere e che nessuna specie è più importante di un’altra. Questa ecologia si autodefinisce profonda perché guarda agli aspetti filosofici ed etici, avendo come base l’idea che l’uomo è una semplice parte dell’ecosfera e da questi parte per definire le implicazioni sul piano economico, sociale e morale

Maurizio Pallante – 2008 – DECRESCITA FELICE. L’annullamento della distinzione tra il concetto di bene e il concetto di merce è il fondamento su cui si basa il paradigma culturale della crescita. Se i beni si identificano con le merci, la crescita della produzione di merci comporta per definizione un aumento della disponibilità di beni e, quindi, un aumento del benessere. Il passaggio preliminare da compiere per costruire il paradigma culturale della decrescita è ripristinare questa distinzione. Altrimenti la decrescita si identifica con la rinuncia, con una riduzione del benessere, con un ritorno al passato. Mentre invece è scelta, miglioramento della qualità della vita, proiezione nel futuro.

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