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Articoli IDEM » Gingko, elogio dell'antico

Ginkgo, elogio dell’antico

 

di Enzo Parisi

 

Il Ginkgo sembra scardinare un grande mito della cosiddetta cultura moderna: che il nuovo è sempre meglio del vecchio e che il presente sia sempre meglio del passato. Le nostre abitudini sono sicuramente solide, le novità pericolose e fragili. Il Ginkgo ci invita a cantare l’elogio dell’antico rispetto al moderno.

 

Hiroshima, 6 agosto 1945. Un bombardiere B 29 della US air force sgancia “Little boy” la prima bomba atomica. La bomba scende dolcemente col paracadute, poi esplode, e la palla di fuoco riduce la città in un campo di macerie carbonizzate. Uccide subito 700.000 persone e altre moriranno in seguito dalle radiazioni. Impossibile contare quanti altri esseri viventi, animali e vegetali siano stato uccisi. Ma uno sopravvisse. Un ginkgo biloba era custodito nel Tempio Hosen-ji, distrutto dalla bomba. Ma il ginkgo la primavera successiva mise le foglie e tornò alla manifestazione palese della vita, testimoniando una forza e un amore per la vita che ha saputo trionfare della peggiore catastrofe mai prodotta nella storia mondiale dalla follia umana. Quella pianta è ancora lì, viva e vegeta, diventata un miracolo vivente.

 

Il Gingko era ampiamente diffuso nel giurassico, circa 200 milioni di anni fa anche in Europa.

Il Ginkgo, dunque, svettava nei boschi all’epoca dei grandi Dinosauri ed era contemporaneo di creature animali dalla taglia gigantesca, che si aggiravano nelle foreste di Gimnosperme.
Poi in tempi recenti, poco prima della comparsa dell’uomo, era complessivamente regredito dimorando nella sola Cina e in tempi ancora più recenti si era ridotto a poche unità, salvate grazie alla sacralità di quell’albero attribuita dai buddisti, che lo coltivavano nei loro templi.

 

Dal punto di vista botanico è un magnifico albero dal tronco possente, dalla chioma espansa e dalle foglie caratteristicamente divise in due lobi (da cui il suo nome)

E’ un albero a sessi separati, con esemplari maschili e femminili (molto rari) distinti. E’ in base al suo frutto che prende il nome: Ging (argento) e Ko (albicocca) inducono a chiamarlo “albicocco d’argento”:

I suoi semi non sono protetti dall’ovario: quindi, nonostante le apparenze, non appartiene alle Angiosperme, ma alle più antiche e primitive Gimnosperme, le piante che dominarono la superficie terrestre in tempi antichissimi. I frutti in Cina e Gippone vengono considerati eduli e di fatto mangiati una volta caduti al suolo.

Il primo europeo a descrivere questo albero bello e strano è stato il botanico e naturalista tedesco Engelbert Kaempfer (1651-1716), che ebbe l’occasione di viaggiare a lungo nei Paesi dell’Estremo Oriente.

Il primo esemplare in Europa pervenne all’Università di Utrecht (Olanda) nel 1720 ed è ancora lì. Gingko Biloba fu chiamata da Darwin “il fossile vivente”.

I Gingko presenti oggi in Italia derivano tutti, probabilmente, da quelli introdotti per la prima volta nell’Orto Botanico di Pisa; e, anche se non raggiungono le straordinarie dimensioni dei luoghi originari, ove il loro diametro assume proporzioni paragonabili a quelle delle gigantesche sequoie nordamericane, rappresentano comunque un elemento di straordinaria bellezza nel paesaggio vegetale, con una nota indefinibile di esotismo, non tanto un senso geografico, quanto in senso temporale.

Vi è mai capitato di ammirare un Ginkgo Biloba?
Sono certo di sì; non è poi così raro incontrare questo in qualche giardino o in qualche viale alberato di periferia. E sapete per quale motivo viene piantato, a parte la bellezza? La resistenza agli inquinanti, ai gas di scarico dei veicoli, al nostro dissennato modo di vivere.

Il fatto poi più sorprendente è la sua utilità medica per la specie umana, dovuta ai principi attivi contenuti nelle foglie
Le foglie contengono infatti terpeni, polifenoli, flavonoidi (ginketolo, isiginketolo, bilabetolo, ginkolide), che hanno una azione vasodilatatrice con attività sulle funzioni cerebrovascolari e coadiuvante nella malattia di Alzheimer.

Viene anche utilizzato per i disturbi di memoria, per migliorare la circolazione sanguigna, come antiossidante, è utile nella sordità, nei ronzii, vertigini, emicranie, cefalee, emorroidi, come antiaggregante piastrinico e nei problemi sessuali d'impotenza

In cosmetica viene utilizzato topicamente per ripristinare il giusto equilibrio lipidico nelle pelli secche e screpolate.

Ha quindi come indicazioni principali: demenza senile, coadiuvante nelle malattie ischemiche del miocardio, prevenzione della malattia aterosclerotica, claudicatio intermittens, allergie cutanee e respiratorie, insufficienza vascolare retinica, disturbi auricolari quali ipoacusia, vertigini.

 

La vita lascia testimoni del passato per ammonire che c’è un continuum nella vita e che non sempre il nuovo è meglio dell’antico. E anche di non trascurare di tenere in vita le tradizioni che danno solidità e certezze e spesso si rivelano insuperabili strumenti di mantenimento della vita e della sua qualità.

Cambiando musica: dove sono i Mozart e i Beethoven dei tempi moderni ?

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