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Ecologia Profonda » Teoria della sopravvivenza

LA TEORIA DELLA SOPRAVVIVENZA
 

Se ripercorriamo la storia del nostro pianeta, sappiamo che è stato per milioni di anni costituito da sostanze inorganiche. Sappiamo che alcune molecole semplici si sono associate per costituire molecole sempre più complesse che ad un certo punto hanno cominciato a riprodurre se stesse. In quel momento è scoccata la scintilla della vita. Se quelle molecole non avessero avuto in sé l’ istinto di continuare a esistere, la vita non sarebbe mai nata. Ma una volta sbocciata, la vita, per continuare a essere, doveva avere alcune fondamentali forti tendenze, che potremmo chiamare le strategie della vita, che sono alla base di ogni esistenza vegetale, animale, umana.

 

La prima strategia di sopravvivenza è la conservazione. La sicurezza individuale e collettiva è al centro della vita. La vita non ci sarebbe senza la sua conservazione! Temi correlati: sicurezza 

La seconda strategia di sopravvivenza della vita è la sua fine. Questo è una decisiva riflessione che dobbiamo comprendere ed è la fonte di tutte le nostre esistenze. Immaginiamo una unica vita eterna. Immaginiamo il primo batterio che si è costituito. Dotato di potenziale immortalità, quale istinto, quale stimolo, quale interesse avrebbe avuto per moltiplicarsi, per trasformarsi, per adattarsi alle diverse situazioni che avrebbero potuto nuocergli. La permanenza è stagnazione, fissazione, prevedibilità, esasperazione dei limiti. L’impermanenza è novità, adattamento, cambiamento positivo. L’impermanenza è una delle strategie della vita.La strategia della impermanenza si correla con tutte le altre strategie. La più evidente è: visto che sei mortale, riproduciti, e trasferisci ad altri esseri la vita, in modo che la vita stessa continui. Temi correlati: naturalita’ della morte, cimiteri e cremazione 

La ricombinazione genetica è la terza strategia Creare nuovi individui diversi dà vantaggi rispetto alla permanenza. La biodiversità e quindi l’adattamento a diverse condizioni fisiche e chimiche della natura è stata per la vita una strategia vincente. Così la riproduzione sessuale anziché agamica. Creare nuovi individui diversi anziché uguali dà un vantaggio competitivo. Temi correlati: famiglia, omosessualita’ 

La quarta strategia è preoccuparsi per il futuro. Per qualsiasi specie vivente (api) L’amore per i figli e la preoccupazione per il futuro sono strategie della vita. L’educazione. Così come la accumulazione di ricchezza. Temi correlati: scuola, famiglia, educazione, religione, banche

La quinta è l’affermarsi dell’identità genetica alias il principio di vantaggio individuale  Sussiste un principio generale che consiste nella legge che ogni azione che poniamo è frutto del nostro ego e la mettiamo in atto solo perché ci porta un vantaggio.
E’ evidente che la valutazione del vantaggio è molto soggettiva e dipende dai valori che ognuno considera tali. L’arricchimento è la forma di vantaggio di chi vede come valore il denaro, l’avanzamento di grado nella società è la forma di vantaggio per chi ha come valore il potere, il bene altrui per chi ha come valore la santità. Ma sempre di vantaggio individuale si tratta.
Così vale per l’affermazione collettiva, la guerra tra i popoli. La competizione tra persone è quindi ineliminabile. La competizione intraspecifica è ineliminabile e naturale, come per i cani che si abbaiano, come per i cavalli maschi che si azzuffano. E’ scritta nel genoma, è istintiva l’aggressività intraspecifica. E’ la natura guerriera.
Temi correlati: capitalismo, disoccupazione, sport

La sesta è la collaborazione.
Il comportamento umano e anche animale oscilla sempre tra l’individualismo e la socialità. Questa non è una contraddizione. Anzi favorisce un miglior sviluppo della specie e costituisce un vantaggio. Nessuno vorrebbe essere il capo di una popolazione affamata, che abita in un ambiente ostile, sempre in ribellione e in guerra. Molto meglio essere protagonisti in una società senza problemi economici, in pace e in un ambiente meraviglioso. Individualismo e socialità devono quindi camminare di pari passo. E’ la soluzione più vantaggiosa proprio per il singolo individuo.
Anche il vantaggio collettivo è una forma di vantaggio individuale e si persegue quanto il vantaggio collettivo si riverbera nel vantaggio individuale. Quando no si crede nella socialità si accentuano le proprie tendenze individualiste, che a volte diventano asociali o anarchiche.
Temi correlati: socialità, benevolenza, inurbamento, tolleranza, compassione 

La settima è la tendenza alla costruzione Anche la tendenza alla costruzione, alla attività è una strategia della vita. Chi si ferma in biologia è subito preda di altre specie. Se non costruisci alacremente il tuo futuro, altri lo faranno al posto tuo e a tuo scapito.Temi correlati: capitalismo, lavoro, pensione

 

L’ottava è la complessità organica La complessità organica con la differenziazione delle funzioni tra le varie parti del corpo dà vantaggi consentendo la vita di organismi più grandi e quindi più forti e più competitivi. Temi correlati: strutturazione e destrutturazione sociale
 

La nona è lo sviluppo del sistema nervoso. Un coordinamento delle funzioni migliora la sopravvivenza dei soggetti a tutti i livelli così come la capacità di elaborare informazioni e tradurle in azioni furbe e opportune. Il cervello elabora le idee che servono all’essere vivente per sopravvivere meglio. Il sistema nervoso serve a dare all’essere vantaggi: questa è la chiave di volta. Temi correlati: razionalità, passione come sintonia con l’istinto alla sessualità.

 

La decima è lo sviluppo delle ideologie. L’uomo che tra tutti i viventi ha probabilmente il sistema nervoso più complesso ha avuto la necessità di sviluppare sistemi organici di pensiero. Le ideologie, intese come sistema teorico di riferimento dell’esistenza, sono nell’uomo la logica e la spinta delle sue azioni. Quale vantaggio danno all’uomo le ideologie? Rispondere al quesito sulla natura della vita, al problema della morte, superando le ansie e quindi dando serenità. Spesso rafforzano il senso di appartenenza, e quindi educano alla socialità. Spesso vengono usate come tessuto unificante per la affermazione di un popolo su un altro (guerre di religione). A volte (marxismo) come tessuto di riscatto sociale. Sempre, danno un senso di superiorità a chi è convinto fino in fondo, il che giova alla affermazione tra i membri della stessa comunità.
Le ideologie, il pensiero sono quindi strumenti dell’ego, della affermazione personale e dell’istinto di sopravvivenza.
Questo comporta che le nostre idee sono diverse a seconda della nostra età, della nostra condizione sociale e degli obiettivi da raggiungere.
I giovani che nulla possiedono e vogliono avere un pezzo dei beni, sono egualitaristi. Così i poveri. Quelli che ritengono di poter avvantaggiarsi sugli altri sono liberisti perché questo lascia loro maggiore libertà di azione. Quelli che possiedono beni sono conservatori, per non perdere il vantaggio acquisito.
Cosa sono allora le idee? Sono pensieri e concettualizzazioni funzionali al nostro sistema vitale individuale. Sono mezzi della affermazione della strategia personale. Anche quando la saggezza ci indirizza verso l’idea che il soddisfacimento di un bisogno collettivo è più importante del soddisfacimento di una bisogno individuale.
Temi correlati: filosofie, religioni, ideologie

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